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   La divinità di Cristo vista nelle Scritture
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   Autore  Topic: La divinità di Cristo vista nelle Scritture  (letto 10245 volte)
Asaf
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Posts: 4724
Re: La divinità di Cristo vista nelle Scritture
« Rispondi #60 Data del Post: 26.11.2008 alle ore 10:34:52 »

Zaccaria 12:10
 
Introduzione:
 
Zaccaria più degli altri profeti minori preannuncia il Messia,  
come il servo di Dio “il mio servo” [3:8], “il Germoglio” [3:8]; la sua entrata in Gerusalemme “in groppa a un asino” (9:9), la “shalom” continua ad essere un segno distintivo (9:10 confr. Is.9:5; Mi.5:4), il suo dominio si estenderà sino all’estremità della terra (9:10), il Pastore “colpito” (13:7), e nel nostro testo in relazione alla conversione del suo popolo,  
 
Testo:
 
“Spanderò sulla casa di Davide e sugli abitanti di Gerusalemme lo Spirito di grazia e di supplicazione; essi guarderanno a me, a colui che essi hanno trafitto, e ne faranno cordoglio come si fa cordoglio per un figlio unico, e lo piangeranno amaramente come si piange amaramente un primogenito” (Za.12:10).
 
Esegesi:
 
12:10a: “Spanderò sulla casa di Davide e sugli abitanti di Gerusalemme”, gli ebrei appartenenti alla famiglia del Messia.
 
12:10b: “lo Spirito di grazia e di supplicazione”, con la quale si intende lo Spirito Santo di Dio.  
 
12:10c: “essi guarderanno a me, a colui che essi hanno trafitto”,
parla il Signore (vedi vs.4), e al tempo stesso si identifica in colui che viene trafitto “daqar” (trafiggere, perforare, confr. Nu.25:8; Gc.9:54; 1Sa.31:4) che ci parla dell’umanità del Messia, e i peccati della nazione avranno una fonte aperta, cioè sono purificati (13:1).
Più tardi l’apostolo Giovanni soddisferà la profezia (Gv.19:33-37; Ap.1:7) traducendo l’ebraico “daqar” con il greco “eksekentesan - hanno trafitto” (da ekkenteô "trafiggere, forare"Occhiolino.
 
12:10d: “e ne faranno cordoglio come si fa cordoglio per un figlio unico, e lo piangeranno amaramente come si piange amaramente un primogenito”,
sfumatura messianica particolarmente forte tra gli ebrei, applicata con particolare proprietà di lutto per il Messia, nel nostro passo “bekhor” (primogenito di “persone o animali”) indice di primizia (Ge.49:3), preminenza (Es.4:22), rango (Sl.89:27).    
 
Considerazione finale:
 
Sulla scia dei precedenti testi anche Zaccaria descrive le caratteristiche del Messia, “pace, dominio, giustizia”, ed aggiunge il dolore del popolo quando mireranno “colui che essi hanno trafitto”.
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Re: La divinità di Cristo vista nelle Scritture
« Rispondi #61 Data del Post: 28.01.2009 alle ore 16:01:44 »

Andiamo alle correlazioni tra AT e NT.
 
E' scritto in Isaia 6:1-3
"Nell'anno della morte del re Uzzia, vidi il Signore seduto sopra un trono alto, molto elevato, e i lembi del suo mantello riempivano il tempio. Sopra di lui stavano dei serafini, ognuno dei quali aveva sei ali; con due si copriva la faccia, con due si copriva i piedi, e con due volava. L'uno gridava all'altro e diceva: «Santo, santo, santo è il SIGNORE degli eserciti! Tutta la terra è piena della sua gloria!».
 
Come possiamo notare, questo testo parla della famosa chiamata di Isaia al ministerio profetico. Egli ha una visione straordinaria nella quale autorità angeliche come i serafini si adoperano per rivolgere adorazione cll'unico e vero Dio definendoLo "Santo, santo, santo". Questa triplice ripetizione parla dell'assoluta e perfetta santità di Dio.
 
Ecco cosa leggiamo in Gv 12:39-41:
"Perciò non potevano credere, per la ragione detta ancora da Isaia: «Egli ha accecato i loro occhi e ha indurito i loro cuori, affinché non vedano con gli occhi, e non comprendano con il cuore, e non si convertano, e io non li guarisca». Queste cose disse Isaia, perché vide la gloria di lui e di lui parlò".  
 
E' evidente che l'unico momento descritto nel libro di Isaia, nel quale il profeta "vede" la gloria di Dio è quello descritto in Isaia 6, e nella visione Isaia vede inequivocabilmente Dio nella Sua santità.
 
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Re: La divinità di Cristo vista nelle Scritture
« Rispondi #62 Data del Post: 11.09.2010 alle ore 15:59:46 »

Continuando nello studio che ci siamo proposti, arriviamo alla connessione tra Is 40:3 e Mt.3:1-3; Mc.1:1-3; Lu.3:1-6; Gv.1:23 (per brevità citeremo Matteo, ma è opportuno leggere i testi evangelici in parallelo).
 
Leggiamo in Is.40:3:  
 
“La voce di uno grida: «Preparate nel deserto la via del SIGNORE, appianate nei luoghi aridi una strada per il nostro Dio!” (Nuova Riveduta),
 
la prima cosa che notiamo nel testo ebraico, è il tetragramma YHWH, che viene sostituito dalla Nuova Riveduta con Signore, quindi il testo sarebbe: “Preparate nel deserto la via di YHWH”, il concetto poi si ripete in un parallelismo “appianate nei luoghi aridi una strada per il nostro Dio (Elohim).
 
Il contesto storico sicuramente ci parla del popolo del Signore che rientrerà dalla cattività babilonese con la comparsa di Ciro,  
ma un altro contesto è velato (confr. 1-11), e lo si può scorgere inizialmente con affermazioni a carattere ministeriale: “Parlate al cuore di Gerusalemme e proclamatele che il tempo della sua schiavitù è compiuto; che il debito della sua iniquità è pagato, che essa ha ricevuto dalla mano del SIGNORE il doppio per tutti i suoi peccati (vs.2), poi dai vs. seguenti al nostro: Allora la gloria del SIGNORE sarà rivelata, e tutti, allo stesso tempo, la vedranno; perché la bocca del SIGNORE l'ha detto»” (vs.4-5), e ancora: Come un pastore, egli pascerà il suo gregge: raccoglierà gli agnelli in braccio, li porterà sul petto, condurrà le pecore che allattano” (vs.11),
 
fino ad arrivare alla più diretta rivelazione che troviamo nel Nuovo Testamento nei brani evangelici sopra menzionati,  
 
leggiamo in Mt.3:1-3: “In quei giorni venne Giovanni il battista, che predicava nel deserto della Giudea, e diceva: Ravvedetevi, perché il regno dei cieli è vicino». Di lui parlò infatti il profeta Isaia quando disse: «Voce di uno che grida nel deserto: "Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri"».
 
Come si può leggere, l’evangelista Matteo (ma anche gli altri evangeli) citando Isaia applica il brano a Giovanni il battista quale precursore del Signore che doveva venire, (YHWH  del testo ebraico), Colui che sarebbe venuto dopo il suo mandato (vs.11), Colui la quale non era degno di sciogliere il legaccio dei calzari (Mc.1:7).
 
L’evangelista Marco, poi, aggiunge un particolare dettaglio sul precursore del Signore, e dice: “Ecco, io mando davanti a te il mio messaggero che preparerà la tua via” (Mc.1:2), si parla di Giovanni come del messaggero del Signore,
 
e allora vi ricordate di Malachia 3:1 già affrontato nell’analisi sull’Angelo del Signore?, ri-leggiamo: “«Ecco, io vi mando il mio messaggero, che spianerà la via davanti a me e subito il Signore, che voi cercate, l'Angelo del patto, che voi desiderate, entrerà nel suo tempio. Ecco egli viene», dice il SIGNORE degli eserciti” (Ml.3:1).
 
Ora che il messaggero che spianerà la via davanti al Signore in Malachia è identificato con Giovanni il battista, abbiamo l’autorevole testimonianza di Gesù in Matteo: Gesù cominciò a parlare di Giovanni alla folla: «Che cosa andaste a vedere nel deserto? […] Egli è colui del quale è scritto: "Ecco, io mando davanti a te il mio messaggero per preparare la tua via davanti a te" (Mt.11:7-11, confr. anche Lu.7:7-10).  
 
Per concludere, ripercorrendo la nostra comparazione, da Isaia al Nuovo Testamento la rivelazione è nettamente più chiara, quel che era velato diviene realtà, adempimento, Giovanni il battista viene identificato da tutti e 4 evangelisti come il precursore di YHWH di Isaia 40:3, e che fu mandato per preparare la via davanti a Colui che doveva venire, cioè Gesù Cristo il Signore.
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