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   Risparmiare 700 milioni senza tagliare l’8x1000
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   Autore  Topic: Risparmiare 700 milioni senza tagliare l’8x1000  (letto 857 volte)
marco
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Risparmiare 700 milioni senza tagliare l’8x1000
« Data del Post: 02.12.2014 alle ore 12:28:32 »
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Risparmiare 700 milioni senza tagliare l’8x1000
Il Presidente AEI Ciccone: “Liberare risorse per lo stato sociale affermando un principio di laicità”
 
I recenti pronunciamenti della Corte dei Conti hanno riaperto il dibattito su come lo Stato debba compiere risparmi cercando di agire equamente tra i vari impegni di spesa. In particolare l’attenzione è tornata nuovamente sul capitolo di bilancio relativo all’8X1000 che negli ultimi 20 anni è cresciuto fino a lambire quota 1,3 Miliardi. Ne abbiamo parlato con Giacomo Ciccone, presidente dell’Alleanza Evangelica Italiana, da sempre impegnata sui temi della libertà religiosa e della laicità.
 
Che idea si è fato intorno all’istituto dell’8X1000?
Gli evangelici credono fortemente nel principio che la chiesa debba autofinanziarsi con le proprie risorse, senza pericolose e strumentali commistioni tra i fondi dello stato e quelli della chiesa. Qualunque cosa si possa pensare del meccanismo dell'8x1000, si tratta almeno di renderlo meno ingiusto e più laico.
 
E allora dove nascono i problemi?
La questione fondamentale riguarda il pessimo meccanismo della redistribuzione delle preferenze non espresse. Cerco di spiegarmi.  Nell’attuazione il legislatore ha stranamente permesso che il contribuente possa non compiere alcuna scelta tra le opzioni previste. Questa eventualità anziché esprimere – come risulterebbe naturale – il far rimanere la quota in capo allo Stato, la ridistribuisce secondo le proporzioni ottenute dalle scelte espresse. Tale spinta è potuta nascere probabilmente dalla consapevolezza che non così tanti contribuenti avrebbero scelto deliberatamente i soggetti in campo. Ad esempio la Conferenza Episcopale Italiana a fronte di meno del 38 % di scelte espresse, ottiene oltre l’82% del gettito, ossia circa 1,1 Miliardi. Ma anche altre confessioni ottengono un moltiplicatore di circa 2,4 rispetto alle scelte espresse. Grazie a Dio non tutte le confessioni hanno aderito a tale marchingegno: due sole confessioni le Assemblee di Dio e la Chiesa Apostolica in Italia - aderendo ad un corretto principio di laicità - hanno dato l’esempio rinunciando a farsi attribuire tali quote lasciandole allo Stato. Non nascondo la soddisfazione che tale esempio sia venuto da due confessioni evangeliche.
 
Andiamo al dibattito odierno e alle osservazioni della Corte dei Conti…
Sì. La Corte dei Conti in sostanza critica l’aumento delle quote non espresse che vanno alle confessioni (ora circa 1,3 Miliardi annui in totale) e stigmatizza senza mezzi termini la latitanza dello Stato che colpevolmente rinuncia a promuovere la propria opzione. Questa latitanza lascia mano libera in particolare alla Chiesa Cattolica che attua una campagna pubblicitaria sempre più mastodontica. Infine auspica un miglioramento del controllo sull’utilizzo dei fondi.
 
Su come attuare un risparmio c’è stata la recente proposta dell’on. Fumagalli Carulli. Sarebbe una buona risposta?
L’On. Fumagalli Carulli ha proposto di ridurre temporaneamente per un anno l’8X1000 ad un 6X1000. A mio avviso, così come formulata, tale scelta non avrebbe un carattere strutturale, si configurerebbe come un taglio alle libere scelte di sostegno che i cittadini devolvono deliberatamente alle chiese, e renderebbe disponibile solo un’esigua fetta di risorse finanziarie (200-250 milioni una tantum).
 
Quale sarebbe invece la strada?
Una proposta equilibrata consiste nel seguire sotto traccia le osservazioni della Corte dei Conti: lasciare invariata l’aliquota e - molto più semplicemente – eliminare il distorto meccanismo che redistribuisce le quote relative alle preferenze non espresse. Le quote relative a preferenze non espresse devono infatti competere allo Stato. Attraverso una tale riforma dell’istituto dell’8X1000 Lo Stato libererebbe ogni anno risorse per almeno 700 Milioni di Euro affermando al contempo un principio di laicità in quanto non v’è ragione per cui i fondi dei contribuenti che non esprimono alcuna preferenza debbano invece essere dirottati nelle casse delle confessioni religiose. Del resto già una proposta referendaria dell’anno scorso da noi sostenuta andava in questo senso. Senza tagliare l’aliquota, il fondo può pesare meno della metà ed essere più giusto e rispettoso.
 
Vede altre azioni di intervento possibili?
Sul piano quantitativo, già attuando questo semplice principio ci sarebbe agevolmente una mini finanziaria.  Pensiamo che le risorse liberate potrebbero essere impiegate a sostegno di assunzioni o negli ammortizzatori sociali, che fino ad oggi il Governo non ha potuto finanziare adeguatamente. Sul piano qualitativo si possono fare ulteriori interventi. Di recente il Governo ad esempio ha giustamente introdotto la messa a norma delle scuole tra i capitoli di spesa dell’8X1000 devoluto allo Stato. Questo è certamente meglio di quanto sia successo in tempi passati quando infondi dello Stato sono stati addirittura utilizzati per interventi su chiese cattoliche. Un discorso importante riguarda anche l’accesso: l’iter delle confessioni per poter accedere all’intesa ai sensi dell’Art. 8 della Costituzione, è sempre molto lento. Oltretutto questo argomento è connesso anche alla mancanza di una legge sulla Libertà Religiosa in Italia.
 
Roma, 30 Novembre 2014
 
Alleanza Evangelica Italiana
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