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   Calvino: il "Piccolo trattato sulla S.Cena"
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   Autore  Topic: Calvino: il "Piccolo trattato sulla S.Cena"  (letto 1704 volte)
fratello Sandro
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Calvino: il "Piccolo trattato sulla S.Cena"
« Data del Post: 11.05.2010 alle ore 09:40:56 »
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Calvino : il "Piccolo trattato sulla S.Cena"
(il minimo che un  buon valdese, che calvinista, chiamato a sapere).
 
Ges Cristo il nostro unico nutrimento spirituale. invano cercheremo qualche utilit nella Cena, prescindendo da Ges
Cristo, che ne sostanza e fondamento. Chi nega alla Cena  
il significato di un'autentica comunicazione con Ges Cristo,  
rende questo sacramento inutile e vuoto, pronunciando una bestemmia. Se il significato fondamentale della comunione con Ges Cristo l'aver parte alla grazia che la sua morte ci ha procurato, questa partecipazione non ha come oggetto unicamente il suo Spirito, ma concerne anche la sua concezione umana, nella quale, ha manifestato una totale
obbedienza a Dio suo Padre, per saldare i nostri debiti. Noi
dobbiamo diventare partecipi di questa umanit di Ges Cristo. Nella Cena si fa menzione di corpo e sangue, per indurci a ricercare la sostanza della nostra vita spirituale.
Il pane e il vino sono i segni visibili che rappresentano il  
corpo e il sangue. Esprimendo sinteticamente in cosa consista
l'utilit della Cena, diremo: in essa ci viene offerto Ges Cristo affinch diventi nostro e con lui tutta la pienezza della grazia che possiamo desiderare, e questi per noi un valido aiuto per confermare le nostre coscienze nella fede in Lui.
  Esortazione alla riconoscenza a Ges Cristo:
incitarci a riconoscere sempre pi o benefici che abbiamo
ricevuti e che ogni giorno riceviamo dal Signore , in modo da rendergli la lode che gli dovuta.
  Un richiamo a vivere santamente:
La Cena utile secondo un terzo aspetto: un richiamo a vivere santamente e soprattutto a realizzare fra noi rapporti di carit e di solidariet fraterna. Nostro Signore non si limita ad usare il segno esteriore per ammonire, incitare, infiammare i nostri cuori; l'elemento essenziale sta nel fatto
che Egli opera interiormente in noi mediante il suo Spirito
Santo per dare efficacia a questa istituzione.
 
USO LEGITTIMO DELLA CENA :
Chiunque si avvicina a questo santo sacramento con spirito
distratto e sprezzante, senza preoccuparsi che cos facendo
risponde a una chiamata del Signore, ne fa un uso errato e,  
cos facendo, lo profana. Ora profanare e contaminare ci
che Dio ha santificato in modo cos evidente , significa compiere un sacrilegio intollerabile.
Nulla infatti ha valore e dignit superiori al corpo e al sangue del Signore: prenderli alla leggera, e senza dovuta preparazione, non pu essere considerato colpa di poco conto: giustamente egli ci esorta dunque a fare un attento esame di noi stessi. Comprendere la necessit e il contenuto di questo esame, significa aver compreso quale debba essere  
l'uso adeguato della Cena del Signore.
 
Coscienza di peccato
Dobbiamo anzitutto verificare l'autenticit del nostro pentimento + della nostra fede nel Signore Ges Cristo;
si tratta di due realt cos strettamente connesse che l'una non pu esistere senza l'altra. Riconoscere che la nostra vita in Cristo implica riconoscere che siamo morti a (o in ) noi stessi. Cercare in Lui la nostra forza implica il riconoscimento della nostra intrinseca debolezza. Trovare in Lui soltanto la nostra pace implica che sperimentiamo in noi stessi tormento e inquietudine. Ma c' di pi: chi, avendo piena coscienza della propria miseria, sa per di poter gustare la bont di Dio
e non desidera altro che impostare la propria vita secondo la sua volont, rinunciando all'esistenza passata, per esser fatto
una nuova creatura in Lui.
Vogliamo dunque partecipare in modo adeguato alla Santa Cena del Signore? Occorre essere certi che solo il Signore Ges nostra giustizia, vita e salvezza; cos facendo diffideremo di noi stessi, riponendo in Ges Cristo soltanto la nostra fiducia ed affidandoci alla sua sola grazia. Questo non pu per accadere qualora non vi sia da parte nostra la coscienza che abbiamo bisogno di questo aiuto: dobbiamo quindi prendere intimamente coscienza della nostra miseria
spirituale in modo tale che nasca in noi questa fame e sete di
Lui. Non si pu ricercare Ges Cristo senza desiderare la
giustizia di Dio, che consiste nel rinunziare a se stessi e nell'obbedire a Lui. In Cristo vi solo castit, sobriet, umilt; volendo essere membra di Lui dobbiamo tenere lontano da noi immoralit, superbia, menzogna, orgoglio.
 Non potremmo infatti associarlo a cose siffatte , senza recargli grande offesa, e , disonorarlo.
 
Carit e unione
Occorre dunque, per avvicinarci alla Cena con autentico pentimento, desiderare che la propria vita sia resa conforme
all'esempio di Ges Cristo. Questo particolarmente vero
riguardo alla carit. Come il pane infatti, che qui viene santificato per l'uso di tutti, costituito da molti chicchi
cos ben mescolati, da non potersi pi distinguere, nello stesso modo dobbiamo essere uniti fra noi, da un vincolo
di solidariet indissolubile. C' di pi: riceviamo nella Santa Cena il corpo di Cristo che uno, al fine di esserne resi membra; l'aver tra di noi discordia significa, sotto un certo aspetto, dilacerare Ges Cristo, e rendersi colpevoli di un tale sacrilegio come se fosse realmente avvenuto. NON deve
dunque accostarsi al sacramento chiunque nutra sentimenti di odio o di rancore verso qualcuno, ed in particolar modo verso un cristiano che viva nell'unit della chiesa.
 
La nostra imperfezione non deve tenerci lontano dalla Cena
Con queste considerazioni si rischia per di creare grave  
turbamento nell'animo di molti buoni credenti. Chi pu infatti pretendere, riguardo alla propria vita di fede e santit, di essere esente da gravi imperfezioni ? Chi infatti pu affermare di non essere mai stato colto dalla sfiducia o di  
non essere vittima di qualche vizio o di qualche debolezza?
I credenti camminano in purezza di vita, ma debbono pregare
quotidianamente per la remissione dei loro peccati, ed anche per ottenere la grazia di progredire. Stando cos le cose, se
occorresse presentare un'assoluta integrit di fede, e di vita,
per partecipare alla Cena, essa risulterebbe essere inutile per tutti. Questo per contrario all'intenzione di nostro Signore, che ci d invece con essa quanto di pi salutare ci sia per la sua chiesa.  
Quando perci sentiamo tutta l'imperfezione della nostra fede
e ci rendiamo ben conto che la nostra esistenza non limpida, ma piena di molti vizi riguardi ai quali la coscienza ci rimprovera, questo non ci impedisce di accostarci alla santa mensa del Signore, purch sentiamo in cuor nostro, che,
malgrado tutte queste infermit, Ges Cristo la nostra speranza e desideriamo vivere secindi la norma dell'Evangelo, senza ipocrisia o finzione. Non sono pochi infatti coloro che ingannano se stessi con atteggiamenti di sufficienza, ritenendo che basti condannare formalmente i propri vizi senza rinunciarvi.
Un pentimento autentico si estrinseca in un combattimento diuturno contro il male che abita in noi, che dura non solo un giorno o una settimana ma senza tregua.
Quando dunque avvertiamo, riguardo a tutti i vizi, un profondo disagio, anzi un'intima avversione, motivata dal Timore di Dio ed unita a un desiderio di vivere rettamente
per piacere a nostro Signore, siamo nelle condizioni di partecipare alla Cena. Chi infatti si astiene dalla Cena, a motivo della sua imperfezione nella fede e nella santit di vita, come uno che rifiuti di prendere medicine perch malato.
Mentre la fede nascosta nel cuore, il pentimento manifestato dalle opere e deve perci essere evidenziato
in qualche modo nella nostra vita.
 
SIntesi:
Ges Cristo il nostro unico nutrimento spirituale
 
Benefici e risultati:
Annuncio di grazia.
Esortazione alla riconoscenza
Un richiamo a vivere santamente
 
Uso legittimo della Cena
Coscienza di peccato
Carit e unione
La nostra imperfezione non deve tenerci lontani dalla Cena-
 
« Ultima modifica: 11.05.2010 alle ore 19:40:02 by Michele_48 » Loggato
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