Il principio delle piccole cose

By 7 Novembre 2011Editoriali

Carlo Petrini, su Repubblica, denuncia lo scempio del territorio che ha portato ai disastri ambientali e, ultime in ordine di tempo, alle tragedie di questi giorni in Liguria e Toscana. Gli amministratori pubblici, lamenta Petrini (ma non solo lui) «pensano alle grandi opere e non si preoccupano più delle piccole».

Abbastanza vero. La cura dei dettagli viene vista come una fisima altoatesina, dove la pulizia delle strade e i gerani sui balconi provocano in noi un moto di invidia che mascheriamo con l’ironia di chi vorrebbe apparire superiore rispetto al possesso di cose che può solo sognare.

Per un amministratore pubblico, rilevavano nei giorni scorsi alcuni commentatori, è più remunerativo impegnarsi in opere visibili, possibilmente appariscenti, capaci di garantire la rielezione, che nell’ordinaria manutenzione dei tombini. Che, d’altronde, non fa notizia, e semmai scatena ilarità (meglio essere ricordato come il sindaco delle fognature o, piuttosto, del nuovo raccordo autostradale, del ponte, dell’alta velocità?).

Eppure la cura delle “piccole opere”, per dirla con Petrini, è fondamentale e – paradossalmente – dal loro funzionamento dipendono anche le strutture più spettacolari e avveniristiche.

Ignorarlo significa mettere a rischio le une e le altre. Non è una legge matematica ma un principio di buona amministrazione – pubblica e privata – dettato duemila anni fa: «chi è fedele nelle cose minime, è fedele anche nelle grandi».

Una legge ampiamente dimostrata, purtroppo, accompagnata da un corollario non meno significativo: «… e chi è ingiusto nelle cose minime, è ingiusto anche nelle grandi». E anche su questo, purtroppo, gli esempi in questi ultimi anni non sono mancati.

Riflessi etici – prospettive cristiane sull’attualità

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