Patrick Zaki tradito da un articolo sui copti

Dopo diciannove mesi di detenzione preventiva, le autorità giudiziarie egiziane hanno svelato i reali capi di accusa nei confronti di Patrick Zaki: a carico del ragazzo non ci sono post pubblicati sui social né le sue posizioni sulle questioni di genere, come qualcuno aveva ipotizzato in un primo momento. A farlo arrestare appena sceso dall’aereo che lo riportava da Bologna – dove studiava – al Cairo sarebbe stato un suo articolo del 2019, pubblicato sotto pseudonimo sul sito egiziano Darraj, nel quale denunciava le difficili condizioni dei cristiani copti.

Per la magistratura l’articolo avrebbe comportato la diffusione di notizie false “allo scopo di danneggiare il Paese”. «Non passa mese per i cristiani in Egitto senza otto o dieci episodi incresciosi – scriveva Zaki nel suo intervento -: dai tentativi di spostarli in Alto Egitto ai rapimenti, dalla chiusura di una chiesa ad attentati dinamitardi, fino all’omicidio di qualche cristiano che alla fine viene sempre definito una persona “mentalmente disturbata”».

Il lavoro dello studente si propone come «un semplice tentativo di monitorare gli avvenimenti di una settimana partendo dai diari dei cristiani d’Egitto; una settimana è sufficiente per rendersi conto delle prove terribili a cui sono sottoposti», continua Zaki nell’articolo (riproposto in versione integrale in italiano da Repubblica e la Stampa). Il testo comprende tre esempi diversi di discriminazione avvenuti nell’arco di una settimana: la mancata intitolazione di una scuola a un soldato a causa della sua fede cristiana a seguito delle proteste della popolazione locale; la prevalenza della legge islamica sulla normativa laica che stabilisce l’uguaglianza tra uomo e donna; la discriminazione dei cristiani la cui testimonianza, nelle cause giudiziarie, viene marginalizzata o ostacolata.

foto: repubblica.it

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