
Quattromila persone, arrivate da tutta Italia, si sono radunate all’Allianz Cloud Arena di Milano per ascoltare Jaggi Vasudev, noto ai più come Sadhguru,un guru indiano 66enne che gira il mondo e pubblica video tentando di dare una risposta ai bisogni spirituali delle persone, proponendo soluzioni intrise di filosofia orientale (la più eloquente, giusto per ribadire la distanza dal cristianesimo: «il significato è un modo per evitare la pazzia, ma la creazione non ha significato»).
I quattromila, riferiscono i giornali, hanno pagato tra gli 85 e i 900 euro per garantirsi un posto al palasport (“dal vivo è tutta un’altra cosa”, ha spiegato entusiasta uno degli adepti). E già questa è un’anomalia in un momento in cui, appena si accenna ai soldi, scatta la consueta cantilena sulla crisi, la contrazione dei consumi, l’abbassamento della qualità della vita (salvo poi scoprire che non c’è un solo interlocutore che abbia un cellulare pre-pandemia o che non sia in possesso di un abbonamento a una o più piattaforme video): evidentemente, se ci si crede, i mezzi si trovano, ma questo è un altro discorso e, oltretutto, è un discorso noto da sempre.
Quello che forse dovrebbe interrogarci con maggiore urgenza di fronte alla folla accorsa per Sadhguru riguarda un altro aspetto: «quella folla variegatissima, e non liquidabile con una smorfia, è il sintomo di un bisogno generato da un malessere non solo economico, ma esistenziale», riflette Massimo Gramellini sul Corriere. «Fa fatica a capirlo la cultura ufficiale che, impregnata com’è di illuminismo, crede solo nella mente e in tutto ciò che si può misurare». Non lo capiscono la società, la politica («la destra risponde speculando sulle paure e la sinistra irridendole»), ma nemmeno la religione «altrimenti non si spiegherebbe perché ha rinunciato a parlare di temi spirituali per concentrarsi su quelli sociali», spiega l’editorialista. E invece il bisogno di «rassicurazione e pace interiore riempie i palazzetti» perfino nella città del fare.
I bisogni dell’essere umano rimangono gli stessi, il materialismo può anestetizzarli ma non spegnerli; la sfida di sempre è trovare il modo giusto per intercettarli. Una sfida costante che, come accadeva negli anni Sessanta, in assenza di risposte convincenti in casa nostra, porta a guardare verso oriente.
foto: corriere.it






