
Un fatto che cambia le regole del conflitto: per la prima volta dall’inizio degli attentati suicidi, in Israele è stata una donna a farsi esplodere. Particolare che accresce la gravità del fatto, la donna ha fatto leva sulla pietà dei militari, spacciandosi per una portatrice di handicap. Comprensibile quindi in questo contesto l’estrema amarezza di Donato Di Segni, rappresentante di Amici di Israele, riportata in calce.
Nella striscia di Gaza, al posto di blocco Erez, una palestinese di 21 anni, madre di due bambini, si è data la morte insieme a quattro israeliani. L’attentatrice suicida aveva detto piangendo ai militari di guardia che era malata e aveva del plastino nella gamba, e quindi ha chiesto di non passare attraverso il metal detector, perché altrimenti questo avrebbe cominciato a suonare. I militari hanno avuto compassione e le hanno permesso di evitare il metal detector e di sottoporsi a una ispezione in uno spazio attiguo. Poco dopo la donna ha fatto esplodere la sua bomba e ha ucciso tre soldati israeliani – due di loro provenienti dai paesi dell’ex Unione Sovietica – e un civile israeliano.
E’ la prima attentatrice suicida proveniente dalla striscia di Gaza e la prima inviata dall’organizzazione terroristica Hamas. A Gaza è stato fatto vedere un video-film in cui si vede l’attentatrice suicida tutta vestita di nero e con le strisce di stoffa verdi di Hamas che impugna un fucile M-16 e si proclama martire. Nel suo discorso di addio dice che fin da bambina ha sognato di compiere un attentato suicida per la sua patria e di essere la prima palestinese che si fa saltare in aria tra israeliani. Nel film dice inoltre che il suo unico desiderio secondo Dio/Allah è che le parti del suo corpo volino in aria. Hamas e le brigate dei Martiri di Al-Aqsa hanno rivendicato la responsabilità dell’attentato [si saranno divisi il premio promesso dai loro finanziatori a chi uccide israeliani, n.d.t.].
Ogni giorno circa 20.000 palestinesi usano questo posto di transito per andare a lavorare in Israele, traendone un guadagno di cui vivono 30.000 palestinesi.
Dallo scoppio dell’intifada, sono state sette le donne palestinesi che hanno commesso un attentato suicida. Ventiquattro donne palestinesi volevano fare altrettanto, ma ne sono state impedite.
Il primo ministro palestinese, Ahmed Qurea ha rifiutato di condannare l’attentato terroristico, dicendo che non ne aveva l’obbligo.
(Stimme aus Jerusalem, 15.01.2004)
Un commento
(di Donato Di Segni)
Si è finta zoppa la maledetta e così ha aggirato il metal detector, poi arrivata dentro ha finto di cadere e appena i soldati sono accorsi per aiutarla chinandosi su di lei, da quell’essere immondo che era, li ha ripagati assassinandoli.
Che il mondo sappia con chi abbiamo a che fare e mediti prima di parlare. Una (sigh) donna benestante che lascia due figli piccoli pur di assassinare degli ebrei che fa il paio con il governo iraniano che ha lasciato morire uomini donne e bambini sotto le macerie del terremoto pur di rifiutare l’aiuto immediatamente offerto da Israele malgrado velocità di intervento e alta sofisticazione che gli israeliani avrebbero potuto prontamente offrire.
La prossima volta che un palestinese portatore di handicap si avvicinerà ad un posto di blocco e verrà trattato con sospetto dai soldati sapremo chi ringraziare, Chi troverà il coraggio per criticare, farà meglio prima a provare vergogna.
(Amici d’Israele, 15.01.2004)






