Brasile, emerge la candidata verde ed evangelica

By 17 Settembre 2014Rassegna Stampa

BRASILIA – Da quando a 16 anni ha imparato a leggere e scrivere, Marina Silva, la politica più «verde» del Brasile, lotta per i diritti degli indios e per la sua Amazzonia, il polmone verde del mondo dov’è nata e cresciuta. Proprio per questo suo impegno per l’ambiente la Norvegia l’ha insignita nel 2009 con il «Sophie Prize», una sorta di prestigioso Nobel ambientale. A guardarla mentre parla Marina sembra fragile come un cristallo, nulla a che vedere con la tosta Dilma Rousseff, la presidente in carica di nuovo in lizza e, fino a pochissimo fa, strafavorita per il voto del prossimo 5 ottobre.

Forse alla base della fragilità della Silva c’è il piombo – quello che inquinava i fiumi dell’Amazzonia – entrato nel suo sangue quando viveva in una insalubre «colocação», la tipica casa di legno su palafitta dei seringueiros, gli estrattori di caucciù, perché questo facevano Pedro Augusto e Maria Augusta da Silva, i suoi genitori. La salva don Moacyr Grechi, un vescovo che la porta via dal villaggio di Breu Velho per farla curare a Rio Branco, la capitale dello stato amazzonico dell’Acre ai confini con la Bolivia. Marina si rifugia dalle suore Serve di Maria. «Anche la malaria che mi ha colpito per 5 volte nei mie primi 16 anni mi ha indebolito il fisico ma, grazie a Dio, quel trasferimento mi permise di imparare a leggere e a scrivere», racconta, oggi fervente evangelica, mentre mostra orgogliosa una foto delle sue quattro figlie.

di: Paolo Manzo
da: La Stampa (l’articolo completo)
data: 28/8/2014

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