
Una vicenda che dura da qualche giorno: un oscuro giornale danese a settembre ha pubblicato una serie di caricature di Maometto, sollevando pianti e alti lai da parte dei musulmani di mezzo mondo. La questione è diventata globale, assumendo dimensioni internazionali e provocando un putiferio in un bailamme che confonde religione e politica, libertà di stampa e rapporti diplomatici: si sa, quand’è così il nodo risulta praticamente inestricabile.
Fedeli musulmani di ogni latitudine schierati contro l’offesa a Maometto. Maometto non viene rappresentato per rispetto, e tanto meno viene ammessa la sua rappresentazione da parte di terzi: questo è noto a tutti. È questione di sensibilità: d’altronde la convivenza si basa proprio sul rispetto di chi ci sta vicino.
Non possiamo dire di non capire: anche in Occidente periodicamente destano scandalo rappresentazioni artistiche dove rappresentazioni sacre vengono abbinate a oggetti o situazioni sconvenienti, o dove i principi del cristianesimo vengono offesi: basti vedere – per dirne solo due – il presepe napoletano dove compaiono ogni anno figure fuori contesto, o film come “L’ultima tentazione di Cristo”, che alla sua uscita venne considerato offensivo da molte realtà cristiane.
Nei casi più eclatanti intervengono le istituzioni religiose, ma anche i fedeli, che si indignano, si offendono, si schierano contro le rappresentazioni sacrileghe. Nessuno, però – almeno stando alla cronaca – si mette a occupare o chiudere ambasciate, bruciare bandiere, boicottare merci, come i fedeli musulmani fanno in questi giorni. E difficilmente i governi “cristiani” convocano gli ambasciatori o esprimono vibrate proteste.
Sia chiaro: l’offesa è sempre di cattivo gusto, da qualunque parte venga portata. Se scherzo sul punto debole di una persona, non esercito l’amore cristiano; se una religione non accetta rappresentazioni visive, ne va preso atto senza drammi.
E in fondo, se ci pensiamo bene, possiamo capire gli amici musulmani, perché anche la nostra fede cristiana contiene valori sui quali non possiamo transigere. La fede cristiana, per esempio, ha un rispetto incondizionato per la vita – che solo Dio dà e solo può togliere – e per la persona umana intesa come individuo, e non solo come parte della società.
Ecco. Se mi chiedono di non rappresentare il loro profeta, non ho obiezioni: è un favore che faccio volentieri. Ma a una condizione: mi farebbe altrettanto piacere che gli amici musulmani – tutti quelli che oggi sono indignati per le vignette danesi, nessuno escluso – rispettassero a loro volta i miei valori. E, se pretendono che il divieto di rappresentazione venga rispettato anche in Europa, potrei gentilmente chiedere (perché il cristiano non pretende, chiede) che il valore assoluto che il cristiano dà alla vita e alla persona umana venga rispettato anche nei Paesi arabi.
Gradirei che gli amici, quelli stessi che oggi si indignano per le vignette blasfeme, si ricordassero di questo principio, da ora in poi, prima di approvare gli attentatori suicidi, prima di uccidere coloro che si convertono al cristianesimo, prima di limitare i diritti delle donne.
Fatto questo, nessuna obiezione: Maometto non lo disegnerò più.






