Il natale futuro

By 24 Dicembre 2010Editoriali

È arrivata la stagione delle feste. E, con le feste, le solite polemiche – natale sì, natale no, natale boh – che questo periodo dell’anno si trascina dietro, stancamente, da qualche generazione.

All’alba del terzo millennio non è facile capire il motivo del contendere, dato che probabilmente tutti i credenti passano la giornata allo stesso modo, ma tant’è: festeggianti e astinenti continuano a discutere e talvolta a litigare, ben consapevoli di avere entrambi (in parte) ragione e del fatto che nessuno, alla fine, cambierà idea sulla propria posizione.

Quest’anno, però, arrivano dalla Gran Bretagna due notizie che possono aiutarci a riflettere in una prospettiva un po’ diversa sulle festività, sui modi di viverle e sulle priorità da adottare.

La prima riguarda un sorpasso: da un sondaggio pubblicato in questi giorni emerge che «Quest’anno il numero di sudditi di Sua Maestà che passerà il giorno di Natale facendo acquisti su Internet sorpasserà per la prima volta quello dei fedeli che si recheranno in Chiesa, non importa se cattolici o protestanti».

Il 25 dicembre, infatti, «4,8 milioni di britannici si attaccheranno dunque al computer per spendere soldi, il 9% in più rispetto all’anno passato. Alla tradizionale messa di Natale si recheranno invece solo in 4,5 milioni».

Se il primo pensiero che vi è balenato per la testa è «la mia chiesa non festeggia, né organizza una funzione natalizia», non avete torto ma non avete colto la questione: non stiamo parlando del modo più opportuno di commemorare la ricorrenza (o di non commemorarla), ma di una tendenza consumistica che nemmeno in tempo di crisi riesce a limitare l’acquisto del superfluo, sostituendosi al senso del sacro, alla introspezione interiore, alla riflessione spirituale.

Il fatto che la problematica riguardi tutte le denominazioni dimostra che forse, come cristiani, siamo rimasti ai confronti dottrinali e non abbiamo ancora compreso le nuove – e più sottili – sfide degli ultimi decenni.

E proprio sulle sfide alla cristianità si misura la seconda notizia: nelle strade di Londra e di altre città della Gran Bretagna, infatti, sono comparsi in questi giorni manifesti che annunciano “Il natale è male”, nel tentativo di estirpare la festa dall’immaginario collettivo. Se ancora una volta avete provato compiacimento di fronte alla notizia, resterete delusi scoprendo che la campagna è stata promossa dal gruppo Islam4Uk. Il cui obiettivo, naturalmente, non è una società di cristiani attenti alla sostanza più che alla forma, quanto l’eliminazione completa (talvolta perfino fisica) dell’una e dell’altra.

Come si diceva, sono due notizie arrivate alla vigilia, e che potrebbero aiutarci a guardare il natale 2010 sotto una luce diversa.
All’alba del terzo millennio il principale pericolo per la fede cristiana non consiste tanto nell’assenza di una purezza più o meno cristallina in fatto di celebrazioni, ma nella preoccupante deriva incontro alla quale stiamo andando anche alle nostre latitudini, dove chi ci sta accanto pende tra l’idolatria dei consumi e l’integralismo anticristiano.

Se non saremo in grado di comprendere questi rischi e di adottare le dovute contromisure per restituire alla nostra società gli opportuni valori, forse in futuro non avremo più problemi con alberi, regali e nemmeno con il natale tout court.

E se qualcuno, di fronte alla prospettiva, sta commentando “meno male”, forse ce lo saremo davvero meritato.

biblicamente – uno sguardo cristiano sull’attualità

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