Lucio Magri e il dramma di una scelta

By 1 Dicembre 2011Editoriali

Esiste un diritto di morire? La domanda è tornata all’ordine del giorno con l’uscita di scena di Lucio Magri: il politico e giornalista 79.enne non si era mai ripreso dalla scomparsa della compagna, scivolando nella depressione, fino alla scelta di concludere in anticipo la propria esistenza terrena optando per il suicidio assistito.

Un gesto che ha riportato la discussione sull’eterna questione del fine vita: esiste un diritto di morire? Fino a che punto abbiamo facoltà di decidere in forma autonoma e insindacabile su una questione così definitiva?

Le posizioni sul tema, improntate peraltro nell’occasione al massimo rispetto verso il dramma di una scelta estrema, si dividono tra il “no” di chi sostiene la sacralità della vita e una concezione cristiana dell’esistenza, e il “sì” di chi considera la libertà assoluta della persona, senza “se” e senza “ma”, il primo valore di difendere.

Però, nell’impegno a tentare di porre dei paletti a una questione di difficile definizione, nell’eterna tenzone tra cristiani e laici, forse è sfuggita ai più una prospettiva diversa, che avrebbe meritato maggiore attenzione, e che è stata ben sintetizzata su Repubblica da Michela Marzano:

Ma cosa chiede esattamente una persona che dice di “voler morire”? Si può rispondere con un atto a una domanda che a volte “chiede altro”? Perché tante volte dietro al “voglio farla finita” c’è una moltitudine di cose. C’è la delusione di chi avrebbe voluto che la realtà fosse diversa. C’è lo sconforto della solitudine. C’è il bisogno di un ascolto vero… Tutte quelle cose che la morte non dà, perché con la morte tutto finisce e non c’è più la possibilità di tornare indietro.

Cristiani e laici, nel portare la discussione sulle grandi questioni della vita, hanno perso di vista le persone e la loro banale, dolente quotidianità fatta di incomprensione, incomunicabilità, solitudine, disperazione.

E se è vero che difficilmente riusciremo a trovare una risposta filosofica convincente a una scelta così definitiva, è altrettanto vero che possiamo provare a capire, e magari a migliorare, la condizione di chi decide di farla finita per trovare serenità di fronte a un’esistenza sempre meno sopportabile.

Per riuscirci dovremmo smettere di interrogarci sul “se”, e cominciare a ragionare sui “perché”. E, soprattutto, dovremmo cominciare a guardarci intorno per individuarli, quei perché, mentre maturano nelle vite di chi ci sta accanto.

La scelta di andarsene è un’estrema richiesta di aiuto rimasta senza risposta. E ogni persona che sceglie di morire rappresenta una sconfitta per tutti. Per se stessa, naturalmente. Per la società, incapace di offrire assistenza adeguata. E, non ultimo, per i cristiani, a volte poco sensibili verso il bisogno – di aiuto, di ascolto, di comprensione, di risposte -, o magari solamente poco capaci di comunicare in maniera convincente la gioia, la forza, la ragione di vita che abbiamo trovato in quel Messaggio di speranza che, pure, ci pregiamo di aver conosciuto e sperimentato.

Nessuno lo mette in dubbio, naturalmente. Ma è in momenti come questi che dobbiamo riuscire a dimostrarlo.

Riflessi etici – prospettive cristiane sull’attualità

Leave a Reply

Evangelici.net è un portale di informazione e approfondimento che opera dal 1996 per la valorizzazione del messaggio, dell’etica e di uno stile di vita cristiano

Sostieni il portale ➔