
Ha compiuto 95 anni il cardinale Camillo Ruini, ed è stata l’occasione per il Corriere per un’intervista a tutto tondo, non priva di spunti biblici e considerazioni interessanti. Alla domanda sulla crisi del cristianesimo, Ruini ammette lo stato delle cose: «Almeno in Occidente la crisi della fede è innegabile. E la nostra prima risposta deve essere la preghiera. Tanta preghiera, affinché la luce della fede non si spenga ma prenda nuovo vigore. Sul futuro a lungo termine del cristianesimo, sono comunque ottimista… Perché alla sua origine non c’è soltanto l’uomo. C’è Dio».
Ruini non esita nemmeno a parlare della persecuzione che si registra nel mondo: un sentimento anticristiano «esiste certamente, ed è esistito nelle forme più varie fin dall’inizio del cristianesimo. Ricordiamo la parola di Gesù: “Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi”. Colpisce la scarsa solidarietà di noi credenti verso i nostri fratelli perseguitati».
In Occidente, invece, di fronte a chiese vuote e una costante ricerca di speranza, il cardinale considera la circostanza «una contraddizione più apparente che reale. Coloro che hanno perso la fede non per questo non hanno più bisogno di speranza, e anche di fede. È un buco che non si può chiudere, e che testimonia che siamo fatti per Dio. Poi influiscono le carenze di noi credenti nell’opera di evangelizzazione».







