D’Annunzio, tra Carso e Calvario

By 10 Giugno 2021Cultura, Dall'Italia

Gabriele d’Annunzio era in procinto di scrivere un libro sulla vita di Cristo: il dettaglio emerge da una lettera al suo editore datata 7 marzo 1893 e viene confermato dalla presenza di appunti e documenti a lungo inediti, riordinati e pubblicati di recente da Angelo Piero Cappello, italianista esperto di studi dannunziani.

Dai paralleli tra Calvario e Carso agli elenchi di nomi femminili ebraici, D’Annunzio conferma di subire il fascino della figura di Cristo: «Nella vita del Galileo – scriveva al suo editore – c’è una meravigliosa materia d’arte». D’Annunzio aggiungerà di voler provare a «scrivere la vita del Cristo con lo stesso metodo con cui scrivo i miei romanzi: cercare di rendere quella figura quanto più viva mi fosse possibile», senza un approccio religioso (che al Vate mancava fin dall’adolescenza), forse occhieggiando alla tradizione apocrifa ma con una solida attenzione verso la figura di Gesù. Inizialmente il suo interesse è meramente estetico (“materia d’arte”, appunto), ma con il tempo sembra assumere sfumature ben diverse. Dapprima passa attraverso la lente di un “risveglio etico” e infine, con l’irruzione della Grande Guerra nella sua vita, cambia segno: «la figura del Cristo, fino ad allora vissuta e studiata prima sotto la specie dell’arte, poi sotto l’aspetto e con l’impegno di un più diretto coinvolgimento etico, con la guerra e la morte vista direttamente nelle trincee e nei campi di battaglia, diviene elemento “profetico”, metafora più consapevolmente dolorosa del mistero della vita e della morte».

foto: wikipedia.org

 

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