Giorgio Parisi e l’equivoco sull’ipotesi di Dio

By 17 Dicembre 2021Cultura, Dall'Italia, Focus

È stato consegnato ufficialmente al professor Giorgio Parisi il Premio Nobel per la fisica; la cerimonia, per motivi di sicurezza sanitaria, non si è svolta in Svezia ma alla Sapienza di Roma.

L’occasione offre lo spunto per ricordare un piccolo equivoco avvenuto a ottobre, a margine dell’annuncio che ha anticipato la proclamazione vera e propria. Giunta la notizia del premio, i giornali hanno rispolverato interviste di repertorio realizzate con il docente, e tra queste figurava una conversazione di undici anni fa dove risultava che Parisi – dialogando con Antonio Gnoli per Repubblica – avesse espresso parole perentorie sulla fede, dichiarando senza mezzi termini «Dio, per me, non è neanche un’ipotesi».

Nei giorni successivi alla ripubblicazione il professore ha scritto ad Avvenire precisando che quelle parole erano «un tentativo di sintetizzare quello che avevo detto, ma a volte le sintesi estreme sono traditrici». Parisi ha sottolineato che aveva «pronunciato parole che testualmente erano simili, ma che avevano ben altro significato. Commentando la frase di Laplace sull’ipotesi Dio, “non ho avuto bisogno di questa ipotesi”, ho detto che l’esistenza di Dio non può essere usata alla stregua di una qualsiasi ipotesi scientifica: è qualcosa di diverso che trascende la scienza, e non può essere oggetto di indagine scientifica».

Il docente si è poi spinto oltre: «sarei un pessimo teologo se cercassi di fare un esperimento per dimostrare l’esistenza di Dio e… sarei un pessimo scienziato se cercassi di spiegare i miei dati sperimentali ipotizzando l’esistenza di Dio. Sono fermamente convinto della separazione tra scienza e fede in quanto hanno scopi diversi. La prima si occupa del mondo fisico e cerca di spiegare il mondo in maniera autonoma, la seconda interpreta il mondo basandosi su qualcosa che lo trascende, che esiste indipendentemente dal mondo».

Nella sua lettera, inoltre, Parisi si dice infastidito dalle domande che gli vengono poste sulla fede: «non mi pare che lo domandino mai a calciatori, cantanti, modelle», argomenta (evidentemente Parisi non segue le cronache più spicciole, ma per un Premio Nobel è più che comprensibile). «Implicitamente – conclude poi – gli intervistatori assumono che gli scienziati posseggano una conoscenza privilegiata di Dio, ma non è vero».

foto: rainews.it

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