“Il sommo cantor”, quando Dante esaltava il re David

By 25 Settembre 2021Cultura, Dall'Italia, Focus

Il 2021 è stato consacrato alle celebrazioni per i sette secoli dalla morte di Dante Alighieri: un impegno notevole, sviluppato su molteplici fronti, che però paradossalmente ha portato a distribuire la ricorrenza su 365 giorni perdendo di vista l’anniversario vero e proprio, caduto lo scorso 13 settembre.

Sia come sia, è utile ricordare che l’opera di Dante, la Divina Commedia in primis, è intessuta non solo di fede popolare ma anche di riferimenti biblici: tra i personaggi di maggior peso – ricorda Carlo Ossola su Avvenire – si conta per esempio il re Davide, «poeta, profeta, condottiero del popolo d’Israele, modello certo di quanto Dante chiede e s’attende dall’arte del comporre versi e da se stesso». Davide è citato «con i patriarchi che Cristo trasse dal Limbo», mentre più avanti Dante ricorda l’episodio in cui «Davide canta e danza dinanzi all’arca dell’Alleanza». Dante è affascinato da Davide, tanto che gli riserva il titolo di «sommo cantor del sommo duce», un privilegio unico: «a nessun altro poeta è nella Commedia riservato quel titolo, a nessun altro biblico profeta o condottiero».

foto: Gerrit van Honthorst, “Re Davide suona l’arpa”, 1622. Utrecht, Centraal Museum

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