Duncan e la storia dell’indice

By 6 Novembre 2022Cultura, Curiosità, Focus

Per noi, oggi, è scontato che ogni libro abbia il suo indice: lo consideriamo uno strumento fondamentale per orientarsi tra i contenuti e, probabilmente, ci sentiremmo a disagio se non lo trovassimo. Ma quando è nato l’indice? Sul tema, per niente banale, si è concentrato Dennis Duncan, traduttore e insegnante d’inglese, e dalla sua ricerca è nato un libro tra lo storico e il filosofico. Filosofico, innanzitutto, nella definizione stessa di indice: «diciamo che ha due colonne», semplifica l’autore. «Nella prima c’è qualcosa in un ordine che conosciamo, di solito quello alfabetico; la seconda ci indirizzerà verso un luogo che non conoscevamo». Si tratta di una dinamica elementare ma importante «perché organizza tutta la nostra ricerca di informazioni, sul web e sui libri. È il modo in cui cerchiamo qualcosa, e troviamo ciò che ci serve nella massa enorme dei dati».

Praticamente l’indice è un motore di ricerca ante litteram, «inventato proprio per trasformare i libri in strumenti per immagazzinare le informazioni, cosicché, anziché dover leggere in modo lineare dall’inizio alla fine, i lettori potessero saltare direttamente a quell’informazione precisa che stavano cercando».

L’indice, spiega Duncan, «viene inventato in contemporanea in due luoghi, intorno all’anno 1230: a Parigi dai frati domenicani e a Oxford da un uomo di nome Robert Grosseteste». Le due innovazioni, in realtà, hanno prospettive diverse tra loro: a Oxford si propone come una sorta di indice universale, un motore di ricerca in cui l’autore appunta «tutto ciò che legge – e legge davvero di tutto, teologia, letteratura classica, scienza, giurisprudenza, storia, greco, latino, arabo»; i frati di Parigi invece «inventano quella che chiamiamo concordanza, un indice per parola», e lo fanno in funzione della Bibbia: «prendono la Bibbia, la spezzettano in singoli vocaboli e li mettono in ordine alfabetico, ciascuno con un localizzatore che indica dove si trovi», arrivando a registrare «diecimila parole e 127mila luoghi diversi».

Ha un’origine religiosa anche un altro strumento per noi scontato ma fondamentale, come il numero di pagina. Il riferimento nasce con la diffusione della stampa, dato che da quel momento, per ogni edizione, tutte le copie sono identiche tra loro; bisogna quindi attendere il XV secolo, e stando a Duncan «il primo numero di pagina stampato si trova in un sermone pubblicato a Colonia nel 1470».

foto: ilgiornale.it

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