Egitto, il punto di svolta

By 7 Gennaio 2022Cultura, Focus

La schiavitù del popolo israelita e la liberazione dall’Egitto è lo spunto per una ampia riflessione di Elena Loewenthal, che sulla Stampa ricorda il difficile, complesso rapporto di Israele con il paese del Faraone, visto come «la terra dell’abbondanza e della sicurezza, oltre che dell’odiata schiavitù. È un luogo che si abbandona precipitosamente, in nome di una libertà tanto ambita quanto ignota, ma è anche la meta di una nostalgia inesauribile, del rimpianto dell’abbandono».

Ma l’uscita dall’Egitto, nota Loewenthal, segna anche un passaggio epocale nel rapporto tra Dio e il suo popolo: se fino a quel momento Dio si definisce vuoi nell’opera della creazione (“sono Io che ho fatto il cielo, la terra e tutto ciò che è in esso!”) vuoi in una sorta di sillogismo generazionale (“Io sono il Dio di tuo padre Abramo, dunque anche il tuo Dio”), è con l’Esodo dall’Egitto che non solo i figli d’Israele ma anche il loro Signore diventano qualcosa di diverso. Da allora, infatti, Lui è Lui perché ha tratto il popolo dalla schiavitù alla libertà.

In quest’ottica i Comandamenti iniziano con “una sorta di carta d’identità celeste” («è come se dopo quell’”Io” – nota l’autrice – ci fosse un punto esclamativo, anzi assertivo») e proseguono con l’immedesimazione di un rito pasquale «improntato non al ricordo bensì al “far finta” di essere ancora lì, dentro la schiavitù ma sulla soglia di una libertà nuova».

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