La missione di Henri Matisse

By 19 Dicembre 2022Cultura, Curiosità

Henri Matisse si considerava «designato dall’Altissimo a risvegliare nelle menti degli altri uomini la visione delle cose che porti a un’elevazione dello spirito che sfoci nel Creatore». Lo scriveva in una lettera, riproposta da Avvenire, rivolta a una suora con cui intratteneva un rapporto epistolare, da cui emergono dettagli interessanti sul suo modo di considerare l’arte e il suo rapporto con l’arte.

Alla sua interlocutrice Matisse spiegava che, ignorando gli insulti dei critici d’arte, si considerava «sottomesso alla volontà divina piuttosto che alla ricerca della soddisfazione di un pubblico che vive di abitudini meccaniche indegne di una creatura divina». E concludeva con una limpida dichiarazione d’intenti: «Io obbedisco, lo credo fermamente, al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo. La mia contemplazione non può essere semplicemente ammirativa ma deve essere attiva, mettere in moto tutte le risorse dello spirito per creare il mezzo più diretto a elevare lo spirito stesso dei miei simili verso uno spazio che li tiri fuori dalla loro infima condizione umana – soprattutto dall’interesse, “il denaro per il denaro con il quale tutto si può comprare”».

Per portare avanti questa sua missione l’artista chiedeva preghiere: «domandate al Signore di concedermi nei miei ultimi anni la luce dello Spirito che mi terrà in contatto con Lui, che mi consentirà di condurre la mia carriera lunga e laboriosa verso ciò che ho sempre cercato, rendere la Sua gloria visibile ai ciechi con nutrimenti esclusivamente terreni».

Matisse, che aggiungeva anche qualche dettaglio personale sulla propria spiritualità («vado ogni mattina a recitare la mia preghiera, la matita in mano davanti a un melograno coperto di fiori nei loro diversi stadi di fioritura e spio la loro trasformazione, in effetti non lo faccio con uno spirito scientifico ma ricolmo di ammirazione per l’opera divina»), riconosceva nelle proprie parole una “dichiarazione di fede”; una profondità di pensiero che, tuttavia, non sembrava sentire la necessità di squadernare in pubblico: «il bisogno di rispondervi – spiegava ancora – mi ha obbligato a trovare nel più profondo di me stesso cose che non formulo mai a parole poiché non avverto il bisogno di comunicarle ad altri». 

foto di Carl Van Vechten (commons.wikimedia.org)

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