Elena Loewenthal, la lingua ebraica tra Abramo e Giona

By 18 Febbraio 2024Cultura, Israele

Nel suo nuovo libro, descritto dall’autrice come un gesto d’amore nei confronti della lingua ebraica, la studiosa Elena Loewenthal offre una serie di riflessioni su un idioma considerato, non a torto, ostico, ma pregno di significati da scoprire. A partire proprio dal termine che rende il concetto di “ebreo”. «Il patriarca Abramo è il primo nella Bibbia a essere chiamato “Avraham haivri” (Genesi 14, 13)», spiega l’autrice; il termine «viene normalmente tradotto, per l’appunto, con “ebreo”» anche se «originariamente significa “colui che sta dall’altra parte”: “avar” è una radice… che significa “passare”, “oltrepassare”, “guadare”».

«La definizione che l’appellativo “ivri”, cioè “ebreo”, porta con sé è dunque quella di qualcuno che sta dalla parte opposta»; tale è Abramo, con il suo peregrinare da Ur a Canaan seguendo l’indicazione divina, ma tale è anche – per motivi opposti – anche Giona, che «qualche generazione piú tardi, si definirà “ebreo”, cioè “ivri” ma in un senso molto diverso: Dio lo chiama e lui fugge a gambe levate nella direzione opposta».

foto: Associazione Amici di Piero Chiara – Elena Loewenthal, CC BY 2.0

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