
Torna a parlare di fede Ken Follett, romanziere di fama internazionale. Intervistato da Repubblica, rievoca le già note vicende della sua infanzia, in una famiglia di credenti piuttosto rigidi, un ambiente che ha influito sulla sua formazione: «leggevamo la Bibbia ogni giorno. Nella versione della King James Bible, una traduzione del Diciassettesimo secolo, credo», ricorda Follett.
«Era scritta molto bene, in una lingua molto bella, e quella lingua e quelle storie mi piacevano. Il sabato mattina non potevo andare al cinema con i miei amici […] era proibito. Allora andavo in biblioteca».
Nonostante tutto Follett riconosce di non provare risentimento verso i suoi, «anche se intorno ai 15 anni ho messo in discussione le loro convinzioni religiose. Ho opposto loro lunghe argomentazioni. Mio padre e io discutevamo, e non erano conversazioni amichevoli. Lui credeva a tutto ciò che diceva la Bibbia, per lui ogni parola era vera, era la rivelazione. “Ma come fai a saperlo?”, gli chiedevo. Non ero affatto convinto e questo era un problema per loro».
Al contrario di Follett, i genitori credevano in un Dio che «vede tutto, bisogna obbedirgli». La facoltà di filosofia, ammette, «credo di averla scelta perché speravo mi aiutasse a vedere più chiaramente le questioni religiose. E sono diventato ateo».
foto: repubblica.it







