
Trump è il risultato di una tipica prospettiva evangelica novecentesca. Ad affermarlo è un articolo di Milano Finanza, che trova un nesso tra il pensiero trumpiano e la teologia di Norman Peale, «l’uomo che ha trasformato la religione in una tecnologia psicologica perfettamente compatibile con il capitalismo avanzato».
Peale, spiega MF, nel 1952 ha segnato un punto di svolta nell’approccio alla fede, introducendo il concetto di pensiero positivo; in questo modo «ha smantellato l’idea tradizionale di fede come interrogazione del senso e l’ha sostituita con una pratica operativa: non comprendere il mondo, ma sovrascriverlo. Non accettare la realtà, ma imporle una narrazione sufficientemente insistente da renderla vera».
Di conseguenza, «nel suo sistema il dubbio non è una virtù, è un sabotaggio; il fallimento non è una condizione storica o sociale, ma una colpa individuale. Dio non giudica, non salva, non corregge: amplifica. Premia chi crede abbastanza in se stesso da vincere. Chi perde, semplicemente, non ha creduto nel modo giusto».
Peale, insomma, “non ha fondato una setta, ha fondato una mentalità di governo” di cui Trump – che con Peale ha avuto contatti nel corso della sua vita – sarebbe il risultato.
foto: milanofinanza.it







