Sempre più Cristo tra gli islamici

By 4 Aprile 2008Dall'Italia

MILANO – Sulla scia della conversione al cristianesimo di uno dei musulmani più noti in Italia, ovvero Magdi Allam, vicedirettore del “Corriere della sera”, sono molte le testimonianze di ex musulmani che hanno abbracciato la fede cristiana.

Il quotidiano francese “Le Monde” ha dedicato un lungo articolo alla questione, sottolineando che gli islamici francesi neo-convertiti si sono rallegrati alla notizia di Allam divenuto cristiano e che si conta un centinaio di musulmani che ogni anno lasciano l’islam per il cristianesimo.

Per Saïd Oujibou, ex musulmano, ora pastore protestante, è necessario essere cauti, realizzare che non è il passaggio da una religione a un’altra a cambiare la vita di una persona, ma il rapporto personale con Dio e quindi diffida dalle false conversioni, dovute solo «a un’overdose di islam».

Eppure, lasciare l’islam per il cristianesimo non è una strada semplice da percorrere, priva di pericoli e difficoltà, piuttosto è un cammino in cui occorre davvero un cambiamento profondo e importante, «perché – precisa Francesco Maggio in un’intervista rilasciata a “La Repubblica” – qui in Italia non è possibile la pena di morte per apostasia ma chi lascia l’Islam viene abbandonato da tutti. Nella fase di conversione, su di lui c’è una pressione fortissima. Parenti o amici chiamano la famiglia di origine, in Africa o Asia, e raccontano che il loro figlio o nipote si è messo a leggere la Bibbia e guarda in televisione le trasmissioni di noi evangelici. I parenti telefonano, mandano lettere e se necessario arrivano in Italia per riportare a casa chi rischia di perdere la fede islamica».

Maggio, mediatore interculturale al servizio della chiesa evangelica, racconta che «ogni anno qualche decina di musulmani si avvicina alla chiesa evangelica e a chi si presenta, io dico subito che il convertito dovrà subire solitudine, isolamento, abbandono e anche minacce più pesanti. Qualche giorno fa ho saputo che a Verona un convertito è stato buttato fuori casa dalla famiglia e che altri hanno perso il lavoro. Nell’emigrazione – come succedeva a noi italiani – si cerca l’aiuto dei connazionali che già sono nel nuovo paese. Se ti converti, non riesci più a trovare un punto d´appoggio. Verso gli ex musulmani partono anche delle fatwe che non si concretizzano, almeno nel nostro paese, ma che hanno l’effetto di terrorizzare i neofiti o almeno di escluderli dalla comunità islamica».

Il rapporto degli evangelici con i musulmani è di apertura e accoglienza, ma anche di estrema chiarezza. «Noi – prosegue Maggio – diciamo sempre che convertirsi al Cristo non significa passare da una cultura a una cultura migliore. Che non vuol dire scegliere “la parte dei sionisti” e nemmeno passare da una religione all’altra. Si passa invece da una religione al Cristo vivente, e noi cristiani abbiamo il dovere di accogliere chiunque venga al Salvatore. Ma per togliere tensione è necessario che istituzioni come la Consulta islamica avviino un programma di rieducazione delle moschee: queste, invece di instillare il terrore, debbono insegnare la tolleranza e il rispetto di chi viene giudicato “diverso” dopo avere lasciato l’Islam per il cristianesimo».

Si stima che in Europa i musulmani siano oltre quindici milioni; molti di loro sentono parlare di Cristo nei paesi in cui immigrano e un numero sempre maggiore decide di lasciare l’islam per diventare cristiano. Alcuni, come Fadual, giovane marocchino convertitosi in Italia, tornano nel loro paese d’origine per raccontare a parenti e amici il cambiamento avvenuto nella loro vita, pur rischiando la pena di orte per apostasia. [sr]

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