Ddl Zan, il no delle femministe

By 28 Aprile 2021Dall'Italia, Focus

Il dibattito sul disegno di legge Zan registra una interessante novità: se per mesi la polemica si è concentrata sull’opportunità di stabilire aggravanti specifiche da applicare ai crimini d’odio commessi sulla scorta dell’orientamento sessuale della vittima, ora il ragionamento si sposta intorno al concetto di identità di genere, che viene contestato non solo dalle componenti cristiane ma anche da un ampio numero di associazioni femministe.

Il problema sollevato, in realtà, va oltre il ddl Zan e riguarda un approccio considerato pericoloso sul piano sociale, rileva Marina Terragni sulla Stampa. «La resistenza è globale… 334 gruppi di donne in 131 Paesi, dalla Svezia alla Martinica, lotta da anni contro la sostituzione della certezza del sesso con l’impalpabile gender identity», spiega, lamentando nel contempo la mancata disponibilità di Zan a misurarsi con l’universo femminista: «Zan si è confrontato con tutti, da Fedez alle sex-columnist di PlayBoy: piuttosto con Pillon, ma non con noi. Eppure argomenti ne avremmo: o forse è proprio per questo?», si chiede Terragni.

La sostituzione di un dato univoco come l’identità sessuale con la soggettività del genere percepito ha già creato disagi su diversi fronti, ricorda l’editorialista: in California centinaia di detenuti biologicamente maschi hanno chiesto il trasferimento in prigioni femminili perché “si sentono donne”, mentre «in Canada, dove il self-id vige dal 2017, nelle carceri ci sono stati stupri e gravidanze»; sul fronte sportivo «decine di trans-atlete, possenti apparati muscolo-scheletrici… si preparano a gareggiare nelle categorie femminili – troppo schiappe per quelle maschili – alle prossime Olimpiadi in Giappone»; in politica un giovane democratico americano ha scoperto la sua parte femminile per poter usufruire delle quote rosa, e perfino le aggressioni di matrice sessuale diventano difficili da monitorare da quando i molestatori «una volta arrestati si dichiarano donne, riempiendo le statistiche di inauditi stupri femminili».

foto: lastampa.it

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