Il Senato ferma il ddl Zan

By 2 Novembre 2021Dall'Italia, Focus

Il Senato ha affossato il disegno di legge Zan: un’ampia maggioranza (154 voti contro 131) ha deciso a scrutinio segreto di non procedere alla discussione degli articoli, bloccando di fatto ogni ulteriore passaggio parlamentare. Tutto da rifare, quindi, per la legge contro l’omotransfobia, almeno nella forma in cui era stata impostata dal Pd e sostenuta con forza fino a qualche giorno fa (con un’ostinazione che qualcuno ha definito dilettantistica e molti osservatori hanno considerato controproducente) anche di fronte alla richiesta di addivenire a un testo più condiviso, che avrebbe portato – almeno nelle premesse – a un esito diverso.

Intuibili le reazioni: il primo firmatario della legge, Alessandro Zan se la prende con i partiti che hanno cambiato idea nel passaggio da Camera a Senato; Enrico Letta sceglie invece toni affranti: “hanno voluto fermare il futuro“, si rammarica, e rivendica che “il Paese è da un’altra parte”.

Sul fronte dei media è sobrio l’approccio di Avvenire mentre esercita minore equilibrio la Stampa: il quotidiano torinese apre parlando di “Parlamento dei diritti negati“, dedica una pagina ai commenti – a senso unico – degli artisti titolandola “Vergogna” (tra i personaggi citati, per la cronaca, ci sono Fedez, Chiara Ferragni, Alessandro Gassmann, Francesca Pascale, Nicola Lagioia, Francesca Michielin, Paola Turci) e poi, per bocca di Emma Bonino, definisce “offensivo” l’applauso che ha accolto il risultato del voto (una “esultanza sfrenata registrata nell’Aula del Senato, com’è normale succeda quando Davide abbatte il Golia politicamente e culturalmente totalitario“, chiosa invece Giuseppe Rusconi su RossoPorpora).

Soddisfazione sull’altro fronte, con Matteo Salvini che parla di una prova di forza fallita da parte del Pd; entusiasmo di ProVita, che da mesi combatteva una battaglia mediatica contro il ddl Zan: «una vittoria per la democrazia – esulta l’associazione -, la libertà di opinione e di coscienza e la libertà educativa delle famiglie italiane. Abbiamo sventato il lavaggio del cervello di milioni di bambini nelle scuole italiane da parte degli attivisti Lgbt».

Qualche commentatore, guardando la vicenda in prospettiva, segnala che lo stop al disegno di legge potrebbe avere effetti benefici per i moderati: «è psicologicamente un sostegno fondamentale – fa presente Giuseppe Rusconi -, dimostra che, pur tra tante difficoltà, è ancora possibile bloccare l’indubbia avanzata dei “nuovi diritti” (leggi: il trionfo dell’individualismo più sfrenato)».

A riportare la questione su un binario di sobrietà che sembrava dimenticato è Mattia Feltri, che sottolinea quanto siano inappropriate le dichiarazioni apocalittiche di alcuni opinionisti di sinistra: «picchiare, aggredire e insultare è vietato – ricorda Feltri jr -, pure senza ddl Zan e indipendentemente dalle inclinazioni sessuali del picchiato o dell’aggredito. Se il picchiato o l’aggredito è tale proprio a causa delle sue inclinazioni sessuali, la punizione è già adesso, pure senza ddl Zan, più severa (mai sentito parlare dei futili e abietti motivi?)».

Interessante, peraltro, anche la riflessione che Feltri propone a margine di una questione che tocca aspetti profondi della natura umana e svela una contraddizione nell’approccio dei paladini dei diritti: «proprio non capisco questa ambizione di vietare l’odio per legge», scrive Feltri. «Sarebbe come vietare per legge l’invidia o la viltà, cioè la natura umana. E infatti vorrei dire a chi ieri – anche lì, parlamentari, giornalisti e intellettualità varia – ha definito vigliacchi, miserabili, incivili, ignobili, orribili, retrogradi e vomitevoli gli avversari del ddl Zan, ecco, vorrei dirgli di tenerselo stretto il diritto all’odio».

foto: senato.it

Evangelici.net è un portale di informazione e approfondimento che opera dal 1996 per la valorizzazione del messaggio, dell’etica e di uno stile di vita cristiano

Sostieni il portale ➔