Le omissioni educative dietro al referendum

By 29 Settembre 2021Dall'Italia, Focus

Mezzo milione di firme in pochi giorni: la richiesta di referendum per la depenalizzazione dell’uso della cannabis ha battuto ogni record. Naturalmente la performance è stata agevolata dalle nuove modalità di raccolta delle sottoscrizioni, che va oltre i tradizionali banchetti e prevede la possibilità di firmare le petizioni direttamente online tramite spid, la firma digitale.

L’annuncio arriva a pochi giorni dalla conferma che la richiesta di referendum sul suicidio assistito ha superato a propria volta la soglia del milione di firme in meno di tre mesi. Il risultato è frutto di un lavoro certosino da parte dei promotori, ma anche – rileva Francesco Ognibene su Avvenire – della “consueta perizia” dei radicali “nell’allestire operazioni con una scelta di narrazione, dizionario e protagonisti”.

Del resto, si chiede Ognibene, «a campagne che puntano su parole chiave come “libertà” e “diritti” quale messaggio si può opporre, che non suoni negazione stantìa degli spazi di autonomia individuale?». È scontato che «nessuno sano di mente vuole soffrire, esperienza che oggi appare priva di senso; tutti desideriamo essere liberi, sempre; altrettanto scontata è la preferibilità dei “diritti” sui doveri, pur argomentati; e nella società della tolleranza molti vedono con favore l’uscita dallo stigma dell’illegalità di comportamenti considerati devianti, ma che godono di una sostanziale condiscendenza, specie del mondo adulto».

Al di là di una fascinazione che, come avvertono le comunità di recupero, la società rischia di pagare caro, il problema si pone su una questione di principio. Senza voler scomodare lo Stato etico, è comunque «tutta da discutere l’idea di uno Stato che, a referendum approvati, finirebbe col somministrare la morte per eutanasia e vendere droga: un modello di neutralità raggelante sui valori che orientano le scelte dei cittadini».

Le voci dissenzienti, nota Ognibene, tacciono “come se i diritti facili avessero già vinto”, e «proprio dentro lo scarsissimo appeal delle “ragioni difficili” sta la domanda sulle nostre omissioni educative, che hanno spianato la strada alla spensierata adesione dei più giovani a campagne di morte a colpi di tap sullo schermo dello smartphone, come fosse shopping online».

foto di Kindel Media da Pexels

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