Suicidio assistito, dibattito tra diritti e valori

By 30 Novembre 2021Dall'Italia, Focus

Un autotrasportatore di Ancona paralizzato da dieci anni in seguito a un incidente stradale ha ottenuto dall’Asl marchigiana il via libera alla possibilità di usufruire del suicidio assistito. La procedura, resa lecita nel 2019 dalla Corte costituzionale (naturalmente nel rispetto di precise condizioni), prevede ancora alcuni passaggi formali, ma la strada per l’uomo sembra segnata, registrando la soddisfazione della sinistra, dei radicali e dei comitati che sostengono il diritto all’eutanasia.

Al di là della battaglia politica è difficile non cogliere il dramma di una persona la cui vita, oggi, è ostaggio di una costante sofferenza, di fronte alla quale la sensibilità umana impone di fermarsi in silenzio; trascendendo invece la vicenda specifica, non si può non notare che la questione ripropone un dibattito mai sopito, nel quale si confrontano le posizioni di chi avvalendosi di una prospettiva integralmente laica sostiene una libertà di scelta pressoché illimitata e chi, basandosi su convinzioni di fede, ritiene che la vita sia un valore assoluto e per questo – sia pure con tutti i limiti e le contraddizioni del caso – sia sottratta alla disponibilità del singolo.

“Di fronte a un’ultimativa volontà di morire il credente resta sempre profondamente turbato“, rileva il teologo cattolico Bruno Forte, che rispetta “un cammino di coscienza diverso dal suo”, pur nella “speranza contro ogni speranza che resti possibile un ripensamento della decisione di morte”, convinto che “chi sta decidendo di mettere fine ai suoi giorni può mutare opinione e accettare di vivere se si vede collocato in un rapporto d’amore“.

Il vescovo cattolico Antonio Suetta, sempre sulla Stampa, si esprime senza mezzi termini contro il responso del comitato etico marchigiano, che considera «sbagliato, anche se ammantato di umana pietà. Io lo giudico disumano in se stesso – prosegue – e anche un pericoloso grimaldello per tanti altri “sì” che arriveranno nella stessa direzione».

Suetta aggiunge che «di fronte a patimenti fisici atroci, per i quali provo profonda tenerezza e compassione, il passo da compiere sia quello della vicinanza e della cura. Non sempre la medicina e la terapia possono risolvere il problema, ma grazie a Dio e grazie ai progressi della scienza oggi siamo in grado di controllare il dolore, e dunque il malato che si trova anche in situazione irreversibile può essere sollevato dai patimenti – le cure palliative sono una risorsa enorme – e umanamente accompagnato fino al naturale morire con la consolazione di autentica vicinanza umana e, per chi l’accoglie, dal conforto della fede».

Sulla delicata questione della libertà di scelta che sta alla base del dibattito odierno, Suetta offre un ragionamento più articolato: dopo aver premesso che l’ateo è libero di fare le proprie scelte ma che il cristiano è cittadino, e come tale ha a propria volta il diritto e dovere di esprimere la propria posizione anche nello spazio pubblico, il vescovo ricorda che «la libertà del singolo è una prerogativa sacra come la vita e si fonda sulla stessa tutela della vita. Ogni negazione di ciò che costituisce fondamento rappresenta anche una grave lesione a ciò che sopra di esso poggia. Quindi affermare la libertà di dare o togliere la vita resta abusivo nei confronti della stessa libertà. La libertà ha un criterio invalicabile: la verità delle cose».

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