Il rischio delle sentenze televisive

By 18 Novembre 2022Dall'Italia, Spettacoli

Un dramma nel dramma. Difficile descrivere in maniera diversa la vicenda che ha visto, poco tempo fa, un 24enne togliersi la vita dopo aver scoperto che la ragazza con cui aveva interagito a lungo in rete era, in realtà, un 64enne in vena di scherzi. A denunciare la vicenda erano state le Iene che, con un servizio piuttosto teso – il nome del programma non è casuale -, sono andate a trovare l’uomo per chiedergli conto del suo deprecabile comportamento. Il problema è che l’uomo, per quanto ne sia stato oscurato il volto, risultava comunque riconoscibile, e il risultato è stato un secondo suicidio. Immancabili le polemiche, in un episodio dove si intrecciano diritto alla privacy e diritto di cronaca, indignazione pubblica – spesso sfociata in giustizialismo – e diritto a un equo processo.

Si tratta di una dinamica che, fortunatamente con tinte meno fosche, i giornalisti si trovano ad affrontare piuttosto spesso e che richiede competenza, serietà e sensibilità; viene da chiedersi se un programma di denuncia e intrattenimento come le Iene eserciti sempre questo tipo di approccio. Dopo il suicidio del 64enne le Iene si sono difese senza retrocedere: a loro parere il dramma non sarebbe stato amplificato, fino alle note conseguenze, da un metodo invasivo – “l’intervista imboscata, la violazione della privacy, la gogna, la tv come tribunale supremo”, per dirla con Aldo Grasso – ma da un presunto vuoto normativo.

«Mai un’assunzione di responsabilità, mai un ammettere il cialtronismo di certe interviste, mai chiedere scusa. E dire che il catalogo di servizi deprecabili ormai è lungo», chiosa Grasso, che rileva un altro dettaglio piuttosto triste: in tutta la vicenda «stupisce anche l’assenza di Mediaset». Un silenzio che lascia temere un cambio di rotta non troppo rassicurante, «rafforzando l’impressione che alla linea editoriale si è sostituita la morale del punto in più di share».

Per la cronaca: dopo diversi giorni l’editore ha rotto gli indugi esprimendosi con un commento (comunque piuttosto cauto) del vicepresidente esecutivo Piersilvio Berlusconi.

foto: corriere.it

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