“Fai, fai… e poi?” Marina Berlusconi e l’eredità del padre

By 2 Aprile 2024Dall'Italia, Focus

«Vedi, la vita è così: vieni, fai, fai, fai… e poi te ne vai». Marina Berlusconi racconta, a distanza di nove mesi, uno degli ultimi dialoghi avuti con il padre Silvio, poche ore prima della sua scomparsa, presso l’ospedale San Raffaele di Milano.

Silvio Berlusconi, secondo la figlia, nonostante fosse ormai affaticato e consapevole della propria condizione, ha chiesto carta e penna per vergare alcuni appunti sulle prospettive politiche di Forza Italia, ma ha condiviso anche momenti di tenerezza. Alla figlia, a un certo punto, ha rivolto quella frase emblematica, che riecheggia da vicino il pensiero riportato nel Qoelet, l’Ecclesiaste della Bibbia.

Un pensiero da cui sembra trasparire il rovello dell’uomo per un’esistenza lunga e appagante, spesa senza risparmio e da cui, tuttavia, era consapevole di doversi ormai congedare a breve. Una vita di gesti e parole, opere e omissioni, gesti di generosità e di eccessi stava ormai sfumando, e forse – smessi i panni dell’imprenditore, del politico, dell’uomo di Stato – Berlusconi stava cominciando a tirare le somme.

«“Fai”, adesso, per andare dove? “Fai”, e poi? L’imperativo morale e un po’ calvinista del lavoro che in molti condividiamo impatta allora con l’ignoto che… si para davanti. A questo punto c’è un bivio», riflette Marina Corradi su Avvenire. «Fai, fai e poi te ne vai. Non ce lo diciamo anche noi? A meno che quel Dio in cui credi, davvero non si faccia linea secante che ti traversa la vita, in una metamorfosi. Allora ciò che hai fatto, di bene, di male, di perdonato, va oltre la tua personale esistenza: è vita data ad altri, che non finisce con te. È risposta a ciò che ti è stato domandato, pure con tutti i tuoi errori, è il pezzetto di storia che consegni, nel giorno della mietitura», conclude Corradi.

Un fare che, per chi crede, non può essere sterile ma deve assumere un senso capace di travalicare questa vita. Per incrociarsi inevitabilmente con una responsabilità che è, anche, un obiettivo: sentirsi dire, quel giorno, “ben hai fatto”.

foto: corriere.it

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