Tatuaggi e fede tra sacro e profano

By 31 Maggio 2024Curiosità, Dall'Italia

Il 40% della popolazione italiana possiede, sulla sua pelle, un tatuaggio. Una statistica che, specie nella stagione estiva, chiunque può confermare anche solo empiricamente, e che forse pecca perfino per difetto: al netto di neonati e novantenni, probabilmente la percentuale della popolazione attiva che porta addosso disegni, arabeschi, frasi, ideogrammi supera la soglia in questione.

Alla pratica non manca un risvolto, diciamo così, cristiano: numerosi atleti credenti – ne abbiamo parlato qualche settimana fa – esibiscono con un certo orgoglio versetti biblici, grafemi ebraici o greci e altri segni che fanno riferimento alla fede.

Se tuttavia la pratica del tatuaggio viene quantomeno tollerata anche in ambiti ecclesiali, anche perché i problemi contingenti sono più seri, la sua distanza dalla Bibbia non sfugge alle invettive di un fustigatore laico come Camillo Langone, che sul Foglio annota in maniera perentoria l’incoerenza di una scelta simile. Lo spunto sono le parole di Marco Manzo, un tatuatore recentemente coinvolto in un’operazione artistica in una chiesa cattolica di Roma: “Mai avrei immaginato di scoprire che il mio linguaggio artistico potesse essere in sintonia con quello biblico”, ha commentato Manzo a margine dell’iniziativa.

«Faceva bene Manzo a pensare così», rintuzza tranchant Langone. «E farebbe meglio a continuare a pensarlo: la sua arte non è per nulla in sintonia con la Bibbia. È in collisione. Levitico 19,28 proibisce espressamente le profanazioni corporee: “Non vi farete segni di tatuaggio”. Corinzi 3,17, ovvero San Paolo, le proibisce implicitamente», ricorda categorico l’editorialista, citando il passo in cui l’apostolo avverte che “Se uno guasta il tempio di Dio, Dio guasterà lui”.

foto: ilfoglio.it

Evangelici.net è un portale di informazione e approfondimento che opera dal 1996 per la valorizzazione del messaggio, dell’etica e di uno stile di vita cristiano

Sostieni il portale ➔