
“Il giorno dell’Anticristo”: la Stampa ha scelto il basso profilo per annunciare – in prima pagina – la visita italiana di Peter Thiel, arrivato a Roma per una serie di conferenze sospese tra etica, fede ed economia.
Thiel è un miliardario – è il fondatore della celebre piattaforma PayPal – che, come diversi suoi colleghi, giunto al vertice ha tentato di dare un senso, in un modo o nell’altro, alla vita e al mondo. Si era già fatto notare, sulle testate nostrane, lo scorso settembre, quando Repubblica aveva rilanciato un articolo del Wall Street Journal sul miliardario «che a quanto pare macina dollari e preghiere con la stessa voracità» e ora «ha iniziato a tenere delle conferenze sul tema profezie bibliche». Secondo Thiel, che i media descrivono come un cristiano devoto, «temerlo, regolamentarlo o opporsi al progresso tecnologico accelererebbe la venuta dell’Anticristo»; infatti «mentre gli esseri umani corrono verso un’ultima battaglia – l’Armageddon – si formerà un governo mondiale unico, che promette pace e sicurezza. Questo regime autoritario totalitario, con vera forza e vero potere, segnerà l’avvento dell’Anticristo moderno».
Partendo da queste premesse si è svolta la quattro giorni romana di Thiel, organizzata da una associazione cattolica “di ispirazione ultra-tradizionalista con sede a Brescia e legami con gruppi cattolici conservatori nel Regno Unito” tenendo lontani i media, aborriti da un Thiel descritto come «libertario, appassionato di filosofia e teologia, grande sponsor di Donald Trump e consigliere-finanziatore del vicepresidente JD Vance, […] teorico di un regime tecnocratico come destino ineludibile dell’Occidente».
Con uno stile provocatorio il tycoon racconta il mondo: «Il male è in opera ma non ha trionfato. Cristo non è ancora tornato. Cosa trattiene la fine del mondo? Perché il mondo finisca, deve essere unificato. In quest’ottica, per Thiel, i vari tentativi di “governo mondiale” sono candidati al ruolo di Anticristo», riassume Alessandro Aresu su Repubblica. Thiel, nei suoi incontri blindati a Roma, «tra citazioni della seconda lettera ai Tessalonicesi di San Paolo, riferimenti continui al grande giurista (nazista) Carl Schmitt, all’Apocalisse di Giovanni, al Vangelo e all’Antico Testamento, al Leviatano di Hobbes e al Sacro Romano Impero» ha spiegato che, nella sua visione del mondo, da una parte «ci sono i buoni, il katéchon, ovvero quelli che secondo Paolo di Tarso trattengono e frenano l’opera dell’Anticristo», tra cui Trump e il Deep State, «mentre nel lato dei cattivi, dell’Anticristo, ecco la sorpresa: le ong che aiutano i migranti e l’odiata Bruxelles, che ha messo dei limiti all’onnipotenza dei social e dell’intelligenza artificiale».
Ragionamenti che, secondo qualche presente, suonano «rozzi come quelli di un telepredicatore evangelico di provincia» e che non sono privi di contraddizioni; del resto, in un presente intricato come quello che viviamo, è difficile cucire un’escatologia convincente spaziando tra katéchon e IA senza testacoda logici.
Eppure pare Thiel non possa venire sottovalutato, se è vero – come sostiene La Stampa – che «non è più riducibile semplicemente a uno stravagante miliardario che si diletta a girare il mondo per parlare di Bibbia, escatologia cristiana, Apocalisse e tecnologia», ma va considerato «di diritto tra gli ideologi del trumpismo».
Se sarà così, lo scopriremo presto; per ora, al di là di tutto, degli incontri di Roma rimane l’immagine di un tecnoprofeta capace di attirare un’attenzione mediatica su scala mondiale. E questo, di per sé, potrebbe essere già un valido motivo di riflessione.
foto: lastampa.it







