Vigevano, il caso Ibrahim imbarazza la Lega

By 23 Maggio 2026Dall'Italia

La Lega inciampa nelle candidature: a Vigevano, nel pavese, due nomi presenti nelle liste presentate dal partito per le prossime elezioni comunali corrispondono a persone di fede islamica. Una situazione che evidentemente era sembrata un problema relativo – o addirittura un valore aggiunto, una testimonianza di apertura all’integrazione – fino a quando uno dei due non ha annunciato la propria candidatura sui social “in nome di Allah”. A quel punto il segretario della Lega, Salvini, si è risentito, respingendo i “fanatismi”.

“Il povero Hussein Ibrahim aveva probabilmente scelto il partito di Dio, patria e famiglia, convinto che andasse bene anche il suo Dio”, chiosa ironico Mattia Feltri sulla Stampa. E invece ha scoperto che “il suo Dio è per forza il Dio dei fanatici”.

Chiaramente nessuno pretende da un corsivo laico un distinguo teologico che vada oltre i fatti concreti, e Ibrahim probabilmente è un brav’uomo, lavoratore, integrato e leghista. Come, e forse di più, del vicepremier che prima lo ha accolto – magari a sua insaputa – e poi lo ha liquidato.

Da sempre il problema di fondo dell’apologetica è proprio questo: Dio non si vede, gli esseri umani sì (e fin troppo). Chi guarda da fuori non vede Dio, vede noi. Il biglietto da visita di Dio sono i suoi figli; c’è un unico modo per sostenere che “il dio dei fanatici” non è il nostro: dimostrarlo con i fatti.

foto: facebook.com

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