
Ci voleva re Carlo per fare da argine al presidente degli Stati Uniti. Carlo III è un uomo ormai anziano, contestato nel suo ruolo da chi crede che la monarchia sia paccottiglia istituzionale buona per abbindolare il resto del mondo, eppure il soft power già ben noto ai tempi di sua madre Elisabetta II continua a funzionare, prova ne siano i riscontri positivi ricevuti a seguito dei suoi interventi, certo non parole di cortesia, in particolare il discorso tenuto davanti al Congresso degli Stati Uniti riunito in sessione plenaria (lo trovate qui).
Carlo, intercalando temi di rilievo con il suo proverbiale humour, ha messo gli USA davanti agli scenari globali, allertandoli sul rischio di un nuovo isolazionismo; nel discorso, però, non è mancato nemmeno un riferimento spirituale, con cui il re ha sottolineato la propria fede: «per molti qui – e per me – la fede cristiana è un solido punto di riferimento e una fonte di ispirazione quotidiana che ci guida non solo a livello personale, ma anche come membri della nostra comunità».
La fede e il dialogo tra le fedi, ha aggiunto, possono avere un ruolo cardine anche nelle relazioni internazionali, non ultimo – ha ricordato il re – nelle turbolente vicende odierne: sta a noi coltivarli per il meglio.
foto: royal.uk







