
Nei corridoi della vicepresidenza USA aleggia lo spirito di Mike Pence, ex vice di Trump nel suo primo mandato, colpevole di aver dato la precedenza alla propria fede (e alla propria coscienza) piuttosto che alla lealtà verso il suo capo: una scelta che è costata a Pence l’oblio. Vance, l’attuale vice, non vuole ripetere l’esperienza di chi lo ha preceduto: semmai – così riporta Matteo Persivale sul Corriere – preferisce usare il proprio ruolo come rampa di lancio in vista delle prossime presidenziali.
Pence – ma anche Vance, dopo di lui – era stato scelto per dare «credibilità al candidato laico, palazzinaro, star dei reality e organizzatore di concorsi di bellezza, con tre mogli»; l’attuale vicepresidente però sta seguendo una strategia di più ampio respiro rispetto a Pence; da cattolico, Vance «continua nel lavoro già fatto per ridefinire l’idea stessa di cattolicesimo nella destra americana: lui si è convertito a 35 anni e porta con sé un’idea diversa, certamente più vicina al protestantesimo; legge e ordine, appoggio alle guerre se “giuste”, il successo economico come segno della benevolenza divina, un tema quest’ultimo respirato nei natii Appalachi presbiteriani».
Nelle frizioni tra il presidente USA e il capo della chiesa cattolica Vance ha sempre scelto, finora, di stare con il primo; la sua «è una scommessa: scommette che il brand personale di Trump sia attualmente più influente sugli elettori repubblicani dell’autorità morale del papa».
foto: corriere.it







