Iványi, il pastore che contesta la fede di Orbán

By 26 Aprile 2026Esteri

Victor Orban non è un uomo di fede: «non lo è mai stato, non lo era allora e non lo è oggi. Le sue politiche non hanno nulla a che fare con la Bibbia». Lo afferma Gabor Ivanyi, pastore metodista e, a suo tempo, attivista impegnato insieme allo stesso Orban sul fronte democratico postcomunista per un’Ungheria più liberale.

È Ivanyi ad aver benedetto il matrimonio di Orban: «nel 1995 Orbán mi chiese di benedire il suo matrimonio e battezzare i suoi figli. Non avevamo un rapporto stretto ma ero l’unico pastore nel suo orizzonte, lui non frequentava nessuna chiesa». I primi dissapori nascono in seguito alla svolta a destra e alle tentazioni illiberali del leader, mascherate da una religiosità poco convincente: «Il suo motto è “Dio, patria e famiglia”, ma non è mai stato un uomo di fede. Mi attacca per quanto faccio per i poveri e gli emarginati», spiega Ivanyi.

Il pastore si preparava al peggio («Non ci adatteremo alle loro regole, siamo la terza congregazione in Ungheria con 140 mila donatori, restiamo un bastione di resistenza»), ma non ci sarà bisogno di prendere la via delle montagne: alle elezioni di domenica scorsa la destra di Orban ha perso la maggioranza, battuto da un partito di centrodestra; l’ormai ex premier ha accettato il risultato, definendolo “doloroso ma chiaro”, e ha concluso sostenendo che “Dio è al di sopra di tutto”.

La sinistra, per la cronaca, non ha superato la soglia di sbarramento del 5% e quindi è rimasta senza rappresentanti in parlamento.

foto: ansa.it

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