
Che cos’hanno in comune Gesù di Nazareth e Donald Trump? Non è l’inizio di una barzelletta di dubbio gusto né una domanda trabocchetto: sulla questione si è interrogata, seriamente, Paula White, ormai nota alle cronache come consigliera spirituale del presidente USA, quella che compare sempre al suo fianco nelle preghiere ambientate nello Studio ovale. White, in un intervento pubblico (ripreso ovviamente dalle telecamere di tutto il mondo) ha voluto stabilire un – arduo – parallelo tra i due personaggi. Ha ricordato che Trump “ha quasi pagato con la vita, è stato tradito, arrestato e accusato ingiustamente”. Poi, con un volo pindarico, incrociando lo sguardo del presidente, ha aggiunto che “è uno schema familiare che il nostro Signore e Salvatore ci ha mostrato”.
Trump, va da sé, non si è schermito, ha incassato l’alto paragone e la successiva profezia: “Credo che il Signore mi abbia detto di dirle questo, grazie alla sua vittoria lei sarà vittorioso in tutto ciò a cui metterà mano” (piccola nota a margine: prima o poi dovremo intenderci sul concetto di profezia e sulle metriche con cui riconosciamo o meno il suo adempimento).
Com’era prevedibile, le parole di White sono state accolte nel mondo cristiano con una gamma di sentimenti che hanno spaziato tra incredulità, perplessità, imbarazzo e sdegno, ma hanno sollevato obiezioni anche in campo laico. Nel panorama informativo nostrano un Gramellini particolarmente affilato riflette sul Corriere che le ultime boutade trumpiane mal si attagliano in realtà al messaggio di Gesù: Trump afferma “riporteremo l’Iran all’età della pietra” mentre Gesù “chi è senza peccato scagli la prima pietra”; Trump canzona Macron che “si deve ancora riprendere dal pugno che la moglie gli ha sferrato alla mascella”, mentre Gesù raccomanda “porgi l’altra guancia”.
«Non me ne voglia la molto reverenda Paula», conclude Gramellini, «ma più che a Gesù quelle espressioni roboanti, strafottenti e inutilmente aggressive rimandano ad altre figure della Storia».
foto: tg.la7.it






