
«Papa Leone è debole in materia di criminalità e pessimo in politica estera… Mi piace molto di più suo fratello Louis rispetto a lui, perché Louis è tutto MAGA. Lui capisce, Leone no… Se non fossi alla Casa Bianca, Leone non sarebbe in Vaticano… Leone dovrebbe darsi una regolata come Papa, usare il buon senso, smettere di assecondare la sinistra radicale e concentrarsi sull’essere un grande Papa, non un politico». Non sono le parole in libertà del classico umarell digitale, ma di quello che, ormai, è diventato il suo principale epigono: Donald Trump, in un post sulla sua piattaforma personale, ha lanciato un’intemerata che molti definiscono priva di precedenti contro Leone XIV, reo a suo dire di pavidità, irriconoscenza e poca lungimiranza.
Di solito da Oltretevere si lascia correre – ormai, di fronte alle dichiarazioni del presidente USA, lo fanno in molti – ma in questo caso papa Prevost, che pure ha fatto del basso profilo e della mitezza la cifra del suo primo anno di pontificato, si è sentito in dovere di rispondere. Con la sobrietà dell’uomo colto e la maturità dell’adulto ha replicato che non intende aprire un dibattito con Trump e ha confermato che continuerà a invocare e a predicare la pace.
Per una volta Trump ha messo d’accordo tutti, dai cattolici agli evangelici MAGA, dalla Meloni alla Schlein, da Fratoianni a Vannacci; peccato che li abbia compattati contro di sé. La settimana poco gloriosa del presidente USA si era aperta qualche giorno prima, quando il tycoon ha pubblicato un’immagine creata dall’AI in cui compare nelle vesti di un taumaturgo che impone le mani a un infermo trasmettendogli la luce divina mentre, attorno, soldati, infermiere e persone pie lo guardano ammirati.
La prima reazione, in questo caso, è arrivata dalla base, i sostenitori che fin qui hanno perdonato a Trump praticamente ogni cosa: stavolta si è alzato un boato di indignazione o, nel migliore dei casi, un bisbiglio di dispiaciuto imbarazzo. Colta l’antifona, Trump ha eliminato l’immagine, giustificando poi l’operazione – ovviamente senza scusarsi – in maniera piuttosto singolare: non l’ho creata io, e comunque ero nei panni di un medico, non di Gesù (magari un giorno ci spiegherà quali ospedali frequenta).
Qualche giorno dopo, ecco la diatriba con il papa, mentre sul fronte internazionale le minacce di Trump – sempre più pesanti e sempre meno efficaci – non accennano ad appianare le situazioni di crisi né a crearsi nuovi amici, sponde, appoggi.
Le reazioni
«Scontato che il Papa abbia aggiunto […] che non intende “aprire una discussione con Trump”: discutere con Trump della sostanza del cristianesimo sarebbe come discutere di etica con Fabrizio Corona», ironizza Michele Serra su Repubblica. Aggiungendo, mestamente, che per far rinsavire Trump sarebbe stato «impossibile fare affidamento sui pastori evangelici invasati che vedono in Trump una specie di nuovo Cristo» (e questo, tra l’altro, dovrebbe dirci qualcosa sull’effetto che ha sortito, tra la gente comune, la tanto osannata foto nello Studio Ovale).
Guardando in prospettiva è inevitabile per gli analisti chiedersi quanto, tutto questo, potrà costare ai repubblicani alle elezioni di medio termine del prossimo novembre, e qualcuno già paventa uno “scenario da incubo”. Lo fa Monica Maggioni sulla Stampa, che non manca di ricordare come «il rutilante Presidente ormai pensa di poter governare il mondo terreno e quello ultraterreno, avvezzo come è a sentirsi trattare da semidio dai predicatori evangelici infervorati di cui si circonda regolarmente. Deve averci creduto un po’ troppo ai ringraziamenti per la sua lotta contro il male e per le sue guerre ispirate alla Bibbia che gli osannanti discepoli ripetono intorno a lui». Maggioni cita anche Graham jr che, buon ultimo, avrebbe paragonato Trump alla regina Ester («è stato mandato da Dio per salvare gli ebrei dai pazzi islamici»).
In tutto questo ci si è chiesti quanto dovesse sentirsi in imbarazzo il vicepresidente JD Vance, convertito al cattolicesimo, che ora si trova in mezzo al guado di una doppia fedeltà difficile da declinare. Be’, Vance ha reso nota la sua posizione a stretto giro con una dichiarazione altrettanto surreale: il papa, ha detto, deve «stare molto molto attento quando parla di teologia».
foto: Truth Social






