Hamas ribadisce: « Tutto Israele è territorio occupato»

By 11 Dicembre 2003Israele

Hamas e Fatah si accusano a vicenda per il fallimento, domenica, dei colloqui intra-palestinesi al Cairo su un’ipotesi di cessate il fuoco.
Esponenti di Fatah sostengono lunedi’ che la dirigenza all’estero di Hamas e’ stata il principale ostacolo che ha impedito un’intesa fra le varie fazioni palestinesi su un cessate il fuoco che comprendesse anche l’impegno a fermare le aggressioni contro soldati e civili israeliani in Cisgiordania e striscia di Gaza.
Da parte sua, Hamas sostiene che la colpa del fallimento ricade sul presidente dell’Autorita’ Palestinese Yasser Arafat e sul primo ministro palestinese Ahmed Qureia (Abu Ala), per il loro rifiuto di dare ascolto a Hamas nei loro negoziati con Israele. “Non siamo disposti ad autorizzare l’Autorita’ Palestinese a firmare un nuovo accordo”, ha dichiarato Mohammed Nazzal, importante esponente di Hamas che ha preso parte ai colloqui. Nazzal ha anche voluto chiarire di nuovo la posizione della sua organizzazione circa l’esistenza di uno stato ebraico in Medio Oriente. “Ogni centimetro della terra di Palestina dal 1948 in poi e’ terra occupata – ha dichiarato Nazzal – e noi continueremo in ogni luogo la nostra lotta contro obiettivi israeliani. La nostra posizione finale e’ che Hamas non e’ disposta a dichiarare un nuovo cessate il fuoco. Hamas respinge la “hudna” (tregua provvisoria) e non intende accettarla perche’ la nostra valutazione dell’attuale situazione politica e’ che americani e sionisti sono in crisi profonda a causa della continua resistenza in Iraq e in Palestina”.
Nel frattempo il leader spirituale di Hamas, Ahmed Yassin, ha dichiarato al periodico tedesco Der Spiegel di essere contrario alla soluzione “due stati” (uno stato palestinese a fianco di Israele). “Non funzionerebbe – ha dichiarato Yassin – Sarebbe solo una soluzione provvisoria. Gli ebrei vadano a costruirsi uno stato in Europa”.
Abdel Aziz Rantisi, uno dei capi di Hamas a Gaza, ha ribadito che “l’Autorita’ Palestinese non puo’ parlare a nome di tutti I palestinesi”.
Secondo un esponente della Jihad Islamica palestinese, i colloqui del Cairo sono falliti per l’impossibilita’ di raggiungere un’intesa fra le fazioni palestinesi sul “livello” di cessate il fuoco: se totale o limitato al territorio israeliano all’interno della “linea verde” (ex linea armistiziale 1949-67 fra Israele e Giordania). Le fazioni palestinesi hanno chiuso i colloqui senza un comunicato congiunto sul cessate il fuoco, e hanno annunciato che proseguiranno le trattative senza tuttavia indicare una data.
Di fronte al fallimento dei colloqui del Cairo, Israele ha reagito ribadendo la propria disponibilita’ a negoziare con le legittime autorita’ palestinesi. “In questo momento Hamas rappresenta un pericolo per Abu Ala tanto quanto per Israele – ha dichiarato Raanan Gissin, portavoce del primo ministro israeliano Ariel Sharon – L’unico modo per affrontare i terroristi e’ metterli dietro le sbarre, smantellando e disarmando le loro organizzazioni”. Israele aveva gia’ messo in chiaro in precedenza che non intende accettare nulla che sia meno di un completo e definitivo cessate il fuoco, con disarmo e smantellamento delle organizzazioni terroristiche, come previsto dalla Road Map. Le azioni anti-terrorismo israeliane, aveva detto domenica pomeriggio Sharon, diminuiranno fino a cessare del tutto se e quando diminuiranno fino a cessare del tutto le aggressioni terroristiche. “Naturalmente – aveva aggiunto Sharon – se invece gli attentati continuano, Israele sara’ responsabile della difesa dei propri cittadini e continuera’ ad agire di conseguenza”.

(Jerusalem Post, 8.12.03 – israele.net)

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