
Forse la comunità internazionale desidera proseguire nella sistematica opera di autodistruzione delle proprie funzioni, liquidate sull’altare del conflitto arabo-israeliano? Questa, e non la barriera di sicurezza israeliana, è la vera questione su cui tra breve dovrà esprimersi la Corte Internazionale dell’Aia.
Se la Corte Internazionale fosse una corte corretta avrebbe già respinto al mittente il manifesto tentativo da parte dell’ONU di politicizzarla, e con più di una ragione.
Primo, perché l’ONU ha pronunciato la sua condanna di Israele senza nemmeno preoccuparsi di aspettare il “parere consultivo” da essa stessa chiesto alla Corte Internazionale sulla stessa questione, vale a dire la legalità della barriera di sicurezza.
Secondo, perché nella sua domanda l’ONU ha totalmente ignorato il terrorismo suicida, che è la causa che rende necessaria la costruzione della barriera difensiva.
Terzo, perché la Corte secondo le sue stesse procedure non dovrebbe farsi carico di un “contenzioso” senza l’esplicito consenso delle parti interessate.
Quarto, perché la stessa Convenzione di Ginevra, quella che sarebbe violata dalla barriera di sicurezza, ammesso e non concesso che si applichi a questo caso, comunque prevede esplicitamente la costruzione di opere di auto-difesa e persino la confisca di terre per “impellenti necessità militari”.
Nonostante tutto questo, ora ci si attende che la Corte Internazionale dell’Aia non solo discuta la questione, in aperta violazione della propria giurisprudenza e dei propri regolamenti, ma che si pronunci contro Israele. Tanto per far fare un altro passo avanti al processo di delegittimazione dello Stato di Israele.
(Jerusalem Post, 6/1/2004 – israele.net)






