
Una pedagogia dell’odio
di Itamar Marcus e Barbara Crook
Se volete sapere che cosa c’è realmente al cuore del conflitto tra i palestinesi e Israele non chiedetelo agli uomini politici né ai diplomatici. Rivolgetevi ai nuovi esperti in materia: i ragazzi palestinesi. A differenza del resto del mondo, loro hanno ascoltato con attenzione l’insegnamento dei loro educatori e sono pronti a mettere in pratica quello che hanno imparato.
Per esempio, dei ragazzi intervistati la settimana scorsa alla televisione ufficiale palestinese, PA TV, hanno dichiarato molto chiaramente e senza la minima esitazione che Israele non ha diritto di esistere e che ciò a cui essi aspirano, accettando anche di sacrificare la loro vita per arrivarci, è molto semplicemente la distruzione di Israele e l’espulsione di tutti gli israeliani.
«Loro [gli ebrei] sono venuti a prendere la Palestina, cioè Tel Aviv, Giaffa, Haifa, Acco, Ramla. Tutte queste città appartengono alla Palestina», spiega un ragazzo durante questo programma televisivo, facendo così eco all’indottrinamento praticato correntemente da anni dall’Autorità Palestinese (AP). E poiché è convinto che Israele non ha diritto di esistere, aggiunge: «Noi speriamo, speriamo, speriamo, e lo voglio sottolineare, che i paesi arabi e i paesi stranieri, tutti i paesi del mondo, sostengano i palestinesi ed espellano gli israeliani.»
«Dobbiamo espellere tutti gli israeliani dalla Palestina. Perché Israele – non c’è niente che porti il nome d’Israele nel mondo-, gli israeliani sono venuti dall’Olanda, dall’America, dall’Iran.»
E si vedono i ragazzi promettere di continuare a battersi, generazione dopo generazione, «fino a che libereranno la Palestina».
E, cosa più importante, non hanno paura di morire nel corso dei combattimenti perché è Shahada, la Morte per Allah. «Anche se tutti i ragazzi palestinesi, la gioventù palestinese, le donne palestinesi e gli uomini palestinesi morissero, noi non ci arrenderemo!»
Anche se l’AP afferma il contrario, i suoi manuali scolastici continuano a delegittimare Israele e dicono che si tratta di un occupante straniero: «La Palestina ha subito l’occupazione britannica dopo la prima guerra mondiale nel 1917 e l’occupazione israeliana nel 1948.» (“Educazione Nazionale”, scolari di 12 anni, p. 16). Si insegna ai ragazzi che la totalità d’Israele fa parte della “Palestina”. Un esempio: «Tra le celebri rocce del sud della Palestina ci sono quelle di Beersheba e del Negev». A proposito delle sorgenti d’acqua della “Palestina” si insegna ai ragazzi che «la più importante è il lago di Tiberiade…» (“La nostra bella lingua”, scolari di 12 anni, Parte A, p.64; “Educazione Nazionale”, scolari di 12 anni, pp. 9-10).
Alcuni storici affiliati all’AP vengono spesso a rinforzare questo messaggio nei programmi della televisione educativa. La settimana scorsa lo storico e l’animatore della televisione educativa, il dr. Isam Sisalem, ha ripetuto quello che ha già detto in numerose trasmissioni, cioè che gli ebrei «non hanno alcuna storia che li leghi a questa terra» e non sono che un «cancro» iniettato dalla Gran Bretagna per controllare il Medio Oriente.
Anni di indottrinamento anti-israeliano sono stati di un’efficacia spaventosa, e hanno insegnato ai ragazzi dell’AP che gli ebrei non hanno alcun legame con Israele, che Israele non ha diritto di esistere e che lo scopo essenziale della generazione che viene deve essere l’eliminazione d’Israele – anche se dovesse pagare con la propria vita.
L’essenza di questo conflitto è il diritto stesso d’Israele all’esistenza, non una questione di frontiere, di territori o di profughi. Delle trattative di pace che non affrontino il problema posto dal sistema educativo e dal suo indottrinamento non saranno che accordi a breve termine che non valgono la carta su cui sono stati firmati e sono destinati al fallimento.
I ragazzi palestinesi se ne sono resi conto. Noi forse avremmo tutti bisogno di fare dei corsi di studio supplementari.
Itmamar Marcus è direttore di Palestinan Media Watch (PMW). Barbara Crook è una scrittrice che vive a Ottawa (Canada) ed è rappresetante di PMW per l’America del Nord.
(Palestinian Media Watch, 04/1/2004)







