Una mozione degli Stati Uniti di valore storico

By 22 Gennaio 2004Israele

I profughi dimenticati
da un articolo di Amnon Rubinstein

Anche se la stampa ne ha parlato pochissimo, il Congresso degli Stati Uniti ha approvato alla fine dello scorso mese di ottobre una mozione di valore storico sulla questione dei profughi in Medio Oriente. La mozione, che riguarda non solo i profughi arabi, ma anche i profughi ebrei e i loro discendenti, chiede che l’UNRWA (l’agenzia delle Nazioni Unite per i profughi della guerre arabo-israeliane) si attivi entro sei mesi nel senso di favorire l’inserimento dei discendenti dei profughi palestinesi nei paesi dove oggi vivono o in altri paesi che accettino di accoglierli. La mozione sottolinea che esistono in realtà due distinte questioni di profughi in Medio Oriente, una araba e una ebraica, e che il problema dei profughi ebrei dai paesi arabi non ha goduto della dovuta attenzione internazionale.
La mozione chiede alla comunità internazionale di riconoscere ufficialmente il travaglio dei profughi ebrei dai paesi arabi come parte dell’equazione per risolvere il conflitto mediorientale.

Il Congresso ha perfettamente ragione quando afferma che la questione dei profughi ebrei dai paesi arabi non compare, oggi, all’ordine del giorno della comunità internazionale, in parte anche per responsabilità degli israeliani, e che essa chiama in causa un caso molto serio di pulizia etnica da parte dei regimi arabi. Chiunque dubiti della cosa dovrebbe leggere l’articolo che Carol Basri, lettrice alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università della Pennsylvania, ha pubblicato sul periodico del World Jewish Congress “Gesher” (“The Jews of Iraq: A Forgotten Case of Ethnic Cleansing,” winter, 1984). Il lettore resterà scioccato dalle similitudini fra le azioni del regime iracheno, già prima della risoluzione ONU per la spartizione della Palestina mandataria (1947), e quelle attuate dai nazisti verso gli ebrei nella Germania degli anni ’30: punizioni collettive, pogrom violenti, esecuzioni, licenziamenti in massa degli ebrei, negazione dei diritti civili (comprese due leggi irachene molti simili alle Leggi di Norimberga tedesche: negazione della cittadinanza agli ebrei e confisca delle loro proprietà).

La pulizia etnica, che raggiunse il culmine in Egitto sotto Gamal Abdel Nasser, non fu il frutto di uno scoppio popolare incontrollato quanto piuttosto, come nella Germania della Notte dei Cristalli, una strategia “organizzata dal regime e dalle sue istituzioni”.
Durante il dibattito all’ONU sulla spartizione della Palestina Mandataria (in due stati, uno arabo e uno ebraico), il rappresentante egiziano Heikhal Pasha minacciò un “massacro di grandi quantità di ebrei” se il piano fosse stato approvato. Il rappresentante iracheno intimò che sarebbe stato impossibile “tenere a freno le masse nel mondo arabo” se fosse stato creato uno stato ebraico. Le profezie si autoavverarono. Circa un milione di ebrei furono obbligati a fuggire e ad abbandonare tutti i loro beni per salvarsi la vita, e per la maggior parte vennero accolti in Israele e in alcuni paesi occidentali. Persino la moderata Tunisia conobbe un’ondata di razzismo e privazione di diritti civili ai danni dei suoi cittadini ebrei. Tali politiche razziste contro onesti cittadini vennero stigmatizzate nel 1951 dal parlamentare israeliano Toufiq Toubi che in un discorso alla Knesset del marzo 1951 le definì “misure fasciste” e “parte di una campagna di persecuzione razziale”.

La mozione del Congresso americano non nasce solo da considerazioni politiche. Da ogni punto di vista del diritto internazionale, gli ebrei dei paesi arabi che si rifugiarono in Israele o in altri paesi occidentali sono profughi nel pieno senso della parola. Non si dovrebbe fare nessuna discussione circa i provvedimenti da adottare verso i profughi senza correggere questa ingiustizia storica, come ha fatto il Congresso statunitense.

Israele ha dato la cittadinanza ai profughi ebrei dai paesi arabi, li ha accolti e li ha assorbiti. Per anni essi hanno patito nei campi di transito, ma Israele li considerava suoi figli che tornavano dalla Diaspora. I paesi arabi, al contrario, rinchiusero i profughi palestinesi e, con la sola eccezione della Giordania, negarono loro i più elementari diritti umani.

Ciò che ha fatto Israele per i profughi che ha accolto non assolve in alcun modo i paesi arabi dalla responsabilità per i loro crimini né dal loro obbligo di compensare i profughi e i loro discendenti per l’ingiustizia imposta loro e di restituire i beni rubati. Non vi sarebbe né logica né giustizia in una soluzione del contenzioso fra Israele e paesi arabi che non tenesse conto di questa materia. Sebbene gli ebrei dai paesi arabi non siano più, oggi, dei profughi, essi devono ancora ricevere compensazione per i diritti e i beni perduti a causa delle politiche razziste attuate in quei paesi.

(Ha’aretz, 13/1/2004 – israele.net)

NOTA DI COMMENTO – La stampa internazionale, sempre pronta a registrare e diffondere ogni opinione critica verso Israele di qualche membro del Dipartimento di Stato americano (storicamente anti-israeliano), evita accuratamente di sottolineare le prese di posizione del Congresso degli Stati Uniti, assai più rappresentativo dell’opinione pubblica americana e molto più favorevole a Israele.

Leave a Reply

Evangelici.net è un portale di informazione e approfondimento che opera dal 1996 per la valorizzazione del messaggio, dell’etica e di uno stile di vita cristiano

Sostieni il portale ➔