Jeanne Assam: «Dio ha guidato la mia arma»

By 12 Dicembre 2007Rassegna Stampa

WASHINGTON – Jeanne Assam, la pistolera di Dio. È stata lei a intercettare e uccidere Matthew Murray, il giovane che ha dato l’assalto ad una chiesa evangelica in Colorado. «L’ho visto arrivare, mi sono nascosta e poi sono uscita fuori dichiarando chi ero. A questo punto l’ho affrontato e l’ho abbattuto. Non penso che la responsabilità ricada solo su di me. C’eravamo io, lo sparatore e Dio», ha dichiarato Jeanne, 42 anni, guardia volontaria e membro del gruppo evangelico New Life. «Dio è sempre stato con me. Contro la potenza di fuoco del killer c’era Dio. Ho solo detto pregando: “Spirito Santo guidami” e la mia mano non tremato».

HA EVITATO UNA STRAGE – Murray era armato di un potente fucile d’assalto mentre la donna aveva una pistola. Jeanne è stata per alcuni anni una poliziotta ed è poi entrata nella comunità evangelica. Domenica, poco prima della sparatoria, aveva appena finito un digiuno di tre giorni. Il suo intervento ha evitato un massacro, in quanto all’interno del tempio c’erano centinaia di persone.

COLORADO COME COLUMBINE – Dall’inchiesta sono intanto emersi particolari inquietanti. L’assassino, responsabile della morte di 4 fedeli, si è ispirato in qualche modo alla strage di Columbine. Murray ha lasciato su Internet un messaggio copiato, parola per parola, da quello di Eric Harris, autore del massacro del 1999 al liceo di Columbine. Matthew, secondo la polizia, avrebbe inviato il messaggio tra la prima sparatoria – avvenuta al dormitorio di Arvada sabato notte – e la seconda, verificatisi nella chiesa di Colorado Spring. Un comportamento che ricorda quello di un altro killer: lo studente di origine sudcoreana protagonista dell’assalto all’Università Virginia Tech. Lui aveva spedito una videocassetta con il suo farneticante messaggio durante il suo folle raid. Matthew Murray avrebbe agito per vendetta.

VENDETTA – Era stato cacciato dalla Chiesa evangelica per il suo strano atteggiamento (diceva di sentire voci). L’aspetto inquietante è che ormai c’è un effetto emulazione tra i cosiddetti lupi solitari, ragazzi difficili o con problemi psichiatrici. Il loro riferimento è il massacro di Columbine, il loro strumento di comunicazione con il mondo esterno è Internet, spesso copiano le “tattiche”. L’autore della strage in Finlandia, ad esempio, era in contatto – via email – con un quattordicenne americano che voleva colpire la sua scuola. A ciò si unisce un’infatuazione per Eric e Dylan, i responsabili di Columbine. Esistono siti e blog dove la coppia viene esaltata e indicata come modello. Un fenomeno per ora sottovalutato dalle autorità americane che dedicano grandi risorse alla lotta contro Al Qaeda ma non sembrano preoccuparsi troppo di quanto avviene tra le mura di casa.

di: Guido Olimpio
da: Corriere della sera (http://tinyurl.com/yrsk4t)
data: 11 dicembre 2007

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