Navas "el gato" para, prega, ama, cita le Scritture

By 30 Giugno 2014Rassegna Stampa

ROMA – El Gato para, prega, ama. Cita le Scritture e salta come un predicatore invasato da un palo all’altro. È un padre e un marito devoto. È stato il miglior portiere dell’ultima Liga, anche se nella prima partita ne aveva presi sette dal Barcellona al Camp Nou: è finita che ha battuto persino Courtois. È il miglior portiere del Mondiale, o poco ci manca. E conduce per mano il Costarica al più incredibile quarto di finale della Coppa, il meno atteso, il più pazzesco da pronosticare, anche se lui aveva previsto già tutto, e tanto tempo fa. L’ultimo volo è ai rigori, un tuffo alla sua destra per respingere il tiro di Gekas, non certo un semplice tuffo ma un balzo da leopardo che non mangia da settimane e il pallone viene respinto, Costarica è nelle migliori otto nazionali del mondo, quindi è il mondo alla rovescia: «Questa parata è per Dio, per la mia famiglia, per i miei compagni, per il Costarica». Senoras y senores, ecco a voi Keylor Navas, portiere del Costarica. Ha incassato solo un gol su azione in quattro partite (l’altro è stato un rigore di Cavani all’esordio), gliel’ha segnato Sokratis nel recupero dell’ottavo di finale contro la Grecia e di stinco, nemmeno lui saprebbe dire come.

Lo chiamano El Gato e se lo vedi parare capisci subito perché, dato che ha una reattività felina nei movimenti e nei riflessi. Un dono degli allenamenti, anzi un dono di Dio, direbbe lui, religiosissimo, al punto che prima di ogni partita si piazza coi piedi sulla linea di porta, apre le braccia e prega. Poi cita San Paolo, per l’esattezza la Lettera ai Galati, capitolo 1, versetto 10: “Cerco io di ingraziarmi il favore degli uomini o quello di Dio? O cerco io di piacere agli uomini? Se cercassi ancora di piacere agli uomini, non sarei servitore di Cristo”. Che tipo, Keylor. Ha occhi trasognati in cui si intravede un certo qual fervore mistico, quando parla dice cose strane e uno pensa che sia un po’ matto, poi scopri che matto non era per niente. Come quando alcuni mesi fa, intervistato dalla Gazzetta dello Sport, disse: «Il Costarica passerà sicuramente il turno, e da primo del girone. L’Italia è sicura di seguirci?». L’intervistatore e i lettori dell’intervista commentarono il tutto con un sorrisino di superiorità, ma tre mesi dopo l’hanno dovuto rimpiangere. […]

di: Andrea Sorrentino
estratto da: Repubblica.it
data: 30/6/2014

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