Usa, preghiera, tradizione e Corte suprema

By 12 Maggio 2014Rassegna Stampa

GREECE (Stati Uniti) – Dal 1999 le riunioni del consiglio comunale di Greece, una città di centomila abitanti nello stato di New York, si aprono con una preghiera, affidata a turno al rappresentante di una delle chiese presenti in loco. Un gruppo di cittadini ha contestato l’iniziativa, in nome dei pari diritti di chi non crede e di chi crede diversamente. Il municipio ha difeso l’invocazione cristiana, nelle varie versioni confessionali: non ha voluto organizzare preghiere ecumeniche o interreligiose né ha invitato ministri in rappresentanza di religioni non cristiane. La controversia è finita in tribunale.

Lunedì scorso, la Corte suprema ha infine deciso in favore del comune di Greece. Ancorché confessionale, la preghiera organizzata da un organo comunale non lede il divieto d’istituire una religione di Stato previsto dal primo emendamento della costituzione degli Stati Uniti. Per il giudice Kennedy, estensore della sentenza, la preghiera in occasioni pubbliche è diventata col tempo «parte dell’eredità e della tradizione nazionale». Invocando la benedizione di Dio sulle scelte compiute in nome della comunità si sottolinea l’importanza dei riti civili e si riconosce, scrive ancora Kennedy, il «ruolo della religione nella vita di tanti privati cittadini». La decisione rafforza la crescente distanza della Corte suprema dall’interpretazione del primo emendamento in chiave di laicità, di neutralità delle istituzioni, di separazione tra Stato e chiese. La costituzione, ci dice ora la corte, è violata non quando il governo preferisce una chiesa a un’altra, o la religione alla non religione, ma soltanto quando, scrivono i giudici Scalia e Thomas, il governo usa del suo potere per «finanziare la chiesa, obbligare ai precetti religiosi o interferire nelle dottrine religiose». L’orientamento è chiaro, ma tutt’altro che unanime. Specchio di un’America in cui crescono i non cristiani e gli agnostici, la Corte si è spaccata. Hanno sottoscritto la decisione solo cinque giudici, tutti cattolici, su nove. Sarà arduo conciliare l’America cristiana della tradizione con le tante fedi dell’America d’oggi.

di: Marco Ventura
da: Corriere della Sera p. 32
data 10/5/2014

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