
Sono partiti giovedì scorso, un po’ in sordina, i Mondiali di calcio USA 2026. Quest’anno, a differenza delle precedenti edizioni, sono quasi cinquanta le Nazionali che partecipano alla fase finale, sarà quindi presente un Paese su quattro del mondo. L’Italia, nonostante questo, è riuscita nell’impresa di farsi eliminare e, quindi, sarà tra le Nazionali assenti, insieme a San Marino, Islanda, Georgia, Serbia; saranno invece della partita, tra gli altri, Curaçao, Panama, Capo Verde e l’Uzbekistan.
Fino al 19 luglio, giorno della finale, sentiremo parlare di calcio a ogni ora, anche di notte – il fuso orario non aiuta – e naturalmente avremo modo di commentare i consueti intrecci tra sport e fede. Anzi, le prime avvisaglie di un Mondiale che si preannuncia spiritualmente interessante sono già arrivate: per esempio a Curaçao, il paese più piccolo a essersi mai qualificato a un Mondiale, i convocati di recente hanno partecipato a un incontro di lode en plein air nel corso del quale hanno cantato e pregato, un’abitudine che pare portino avanti prima di ogni partita.
Dalla più piccola alla più grande, anche la formazione degli Stati Uniti, padrona di casa, sembra aver trovato un riferimento spirituale con «preghiere prima delle partite, incontri di studio della Bibbia durante i ritiri, conversazioni sulla fede nello spogliatoio», riferisce la Gazzetta dello Sport. «Gli Stati Uniti nel Mondiale di casa sembrano voler guardare all’Altissimo» e «la religione, in particolare il cristianesimo evangelico, è diventata negli ultimi anni una componente assai visibile dell’identità della nazionale».
A quanto pare «il protagonista principale di questo diffuso ritorno alla spiritualità è Christian Pulisic, stella della squadra… Il milanista parla apertamente della propria fede e pubblica regolarmente riferimenti biblici sui social». Attorno a lui ci sono diversi giocatori con la stessa passione: «sul profilo Instagram dello juventino Weston McKennie si legge solo “All glory to God”, mentre nell’immagine lo si vede con le dita rivolte verso il cielo e orecchini a forma di croce. Chris Richards […] ha raccontato che lui e circa dieci compagni del Crystal Palace si riuniscono regolarmente per pregare e partecipare a studi biblici prima delle partite».
Con uno sguardo più panoramico, Premier Christian News propone undici nomi di atleti da tenere d’occhio a USA 2026, una formazione spirituale che va dall’Inghilterra al Brasile, dall’Europa al Congo, dall’Iraq al Ghana.
La testimonianza cristiana naturalmente non si limita al campo: se una volta sulle tribune erano diventati proverbiali i cartelli che citavano Giovanni 3:16, ora l’evangelizzazione si sposta nelle strade. «I predicatori di strada evangelici, tratto caratteristico delle strade di Seattle, sono pronti per la prova Mondiali, un’occasione storica per diffondere la parola di Dio con i loro potenti altoparlanti», riporta l’Ansa; in città passeranno 750 mila tifosi, molti di questi saranno musulmani, e i predicatori «non intendono lasciarsi sfuggire l’opportunità di ricordare a tutti che se non si pentiranno ad attenderli c’è la dannazione eterna».
Un approccio militare fin dal nome, Gospel Invasion Ministries, e impianti audio così potenti da sollevare proteste che, però, finora non li hanno fermati. «È un’opportunità incredibile. Dio ci mette dove dobbiamo essere», ha dichiarato uno di loro al New York Times, che ha dedicato al movimento un servizio.
foto: gazzetta.it







